A cura di Lorenzo Grassi
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Nella convulsa reazione dell’artiglieria nazista presente nella Capitale d’Italia, seguita al diffondersi della notizia dell’armistizio dell’8 settembre 1943, ben tre cannonate finirono per colpire anche la Città Universitaria di Roma. Una circostanza sconosciuta, che emerge da un dettaglio contenuto in una cartografia con i danni bellici subiti dall’Ateneo. Nella legenda della “mappa” – disegnata nel dopoguerra dall’ingegnere Mario Berucci, dell’Ufficio Tecnico della Regia Università di Roma – vengono attribuiti infatti alla data del 9 settembre 1943 tre colpi sparati contro gli edifici del Rettorato, dell’Istituto di Chimica e della Clinica Ortopedica (tutti sul lato Sud dell’Ateneo, verso il piazzale delle Scienze, oggi piazzale Aldo Moro).

La cartografia con i danni bellici subiti dalla Città Universitaria di Roma mi è stata gentilmente fornita da Mario Vannicola, che ringrazio di cuore, ed è conservata presso l’Archivio Micheli-Angelini e Vannicola di Offida (AP). Dunque la futura “Sapienza” fu colpita una seconda volta – in questo caso da terra e dai tedeschi – dopo il pesante bombardamento che aveva già subito dagli Alleati e dal cielo il 19 luglio 1943, insieme al vicino quartiere di San Lorenzo. Un altro raid aereo l’avrebbe infine presa nuovamente di mira, sul lato settentrionale, il 18 marzo 1944.

Ma torniamo ai giorni che seguirono l’annuncio italiano dell’armistizio. Mentre sono ben noti gli episodi degli scontri armati per la Difesa della città, prima “prova del fuoco” della nascente Resistenza romana, assai meno lo sono le cannonate intimidatorie sparate all’urbigna nell’immediatezza dai nazisti sul centro storico della Capitale (e ora abbiamo appreso anche sull’Università) per imporre la resa alle forze armate italiane. Un atto terroristico che solo per un caso fortuito non portò alla distruzione di beni artistici e monumentali considerati patrimonio dell’umanità.

I colpi di artiglieria tedeschi – come ho ricostruito nella mia ricerca sui danni subiti dal Complesso del Vittoriano – caddero in via IV Novembre e colpirono diversi edifici nei pressi di piazza di Spagna, Trinità dei Monti, dietro via del Corso (con danni in via della Vite, via Bocca di Leone e via Frattina) e nella zona di via del Tritone. Ma le granate tedesche esplosero anche sulle pendici del Pincio e in via Gioberti all’Esquilino, e passarono fischiando sopra Villa Torlonia sulla Nomentana. Solo in extremis, infine, fu fermato nel pomeriggio del 10 settembre 1943 un bombardamento aereo a tappeto della città, con gli aerei con le svastiche già decollati da Viterbo.