Storia

Scampati alle Fosse Ardeatine

A cura di Lorenzo Grassi
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Nei registri del Posto di Polizia dell’Ospedale del Littorio (che in seguito si chiamerà San Camillo) – attualmente conservati presso l’Archivio di Stato di Roma – sono annotati due accessi il 24 marzo 1944 di persone ferite durante gli arresti avvenuti il 23 marzo subito dopo l’azione di guerra partigiana in via Rasella. Si tratta di due operai – un 31enne e un 69enne – che lavoravano in un’officina al civico 20, a poca distanza dal luogo dove fu collocato l’esplosivo.

Entrambi furono arrestati, portati al Ministero dell’Interno, malmenati e feriti con arma bianca. Non furono però inviati alle Fosse Ardeatine e gli fu consentito di essere curati in un nosocomio, dove entrarono alla stessa ora in cui nelle cave iniziava la mattanza. Possono essere considerati due scampati all’eccidio.

Questi i testi integrali presenti sul registro.

24 marzo 1944
Referto n. 453 – Trevi – Ferite – Prognosi giorni 16 salvo complicazioni

Alle ore 15.30 è stato medicato Mongole Cesare di Giulio e di Gasperetti Eugenia nato a Roma il 2/2/1913 e abitante in via A. Tittoni 4, il quale ha dichiarato che, verso le ore 15.45 di ieri, mentre lavorava nell’officina Prosperi Luigi, sita in via Rasella 20, veniva fermato da militari Tedeschi e trasportato da questi al Ministero Interno, ove veniva malmenato e ferito alla spalla destra con arma bianca, a seguito di azione di rappresaglia da parte dei Tedeschi feriti nella suddetta via, ad opera di sconosciuti erano state lanciate delle bombe contro i predetti, riportava: ferita da punta regione dorsale; contusione spalla destra, gomito destro, regione parietale destra e pozza frontale destra, ginocchio destro. Giorni 10 salvo complicazioni.

24 marzo 1944
Referto n. 454 – Trevi – Ferite – Prognosi giorni 20 salvo complicazioni

Alle ore 15.30 è stato medicato Orlandi Angelo fu Pietro e fu Tocca Rosa nato a Subiaco il 17/11/1874 e abitante in via A.G. Barili 34 il quale ha dichiarato che verso le ore 15.45 di ieri mentre lavorava nell’officina Prosperi Luigi sita in via Rasella 20, veniva fermato da militari Tedeschi e trasportato da questi al Ministero Interno, ove veniva malmenato, a seguito di azione di rappresaglia da parte dei Tedeschi feriti nella suddetta via, ad opera di sconosciuti erano state lanciate delle bombe contro i predetti, riportava: contusione mano destra con probabile frattura e con vasto ematoma del dorso; contusioni escoriate multiple mano, avambraccio, braccio e spalla destri; contusione con ecchimosi spalla sinistra e braccio sinistro; probabile infrazione offesa; ferita da taglio braccio sinistro; contusioni escoriate. Giorni 20 salvo complicazioni.

Sui momenti concitati dei rastrellamenti nazisti in via Rasella c’è anche la testimonianza di Guido Mariti, titolare di una tipografia: «Con le armi puntate ci cacciarono in strada, ci misero in fila con gli altri e ci spinsero fino a via Quattro Fontane. Arrivò anche Kappler, che ci disse che ci avrebbero liberati se fosse stato rivelato il nome del colpevole dell’attentato. Poi ci rinchiusero negli scantinati del Viminale e trascorremmo una notte intera sdraiati per terra in mezzo all’urina. Alle tre portarono via alcuni di noi con destinazione Fosse Ardeatine, come venimmo a sapere successivamente». Furono prelevate solo le persone che risultavano “politicamente segnalate”.

Il 23 marzo, subito dopo l’esplosione, soldati tedeschi e reparti della Milizia repubblicana fecero irruzione anche nel Palazzo del Quirinale – già razziato il 16 febbraio 1944 dagli ufficiali delle SS Herbert Kappler e Karl Schulze – dove per vie traverse e passando da Porta della Pagliara si erano rifugiate alcune donne rimaste ferite nelle sparatorie per strada. Lo si apprende dal diario dell’allora conservatore della Real Casa, il commendatore Francesco Villa, che prosegue raccontando come il 24 marzo 1944 il personale della Real Casa fu poi tenuto per due ore sotto la minaccia delle armi, mentre i militari nazifascisti attuavano atti vandalici e disarmavano i corazzieri. Negli stessi momenti alle Fosse Ardeatine veniva fucilato il corazziere Giordano Calcedonio, Medaglia d’oro al valor militare.