Storia

Le prime bombe dal cielo

Il primo bombardamento aereo.

A cura di Lorenzo Grassi
© lorenzograssi.it

Esattamente 110 anni fa, il 23 ottobre del 1911, nello scenario della guerra contro la Turchia per il possesso della Libia gli italiani utilizzarono per la prima volta in assoluto un aereo in un’azione operativa di guerra. Pochi giorni dopo, il 1° novembre 1911, effettuarono anche il primo bombardamento aereo della storia. L’aereo della prima ricognizione su truppe nemiche, un monoplano monoposto Blériot XI ai cui comandi c’era il capitano Carlo Maria Piazza, è conservato al Museo del Genio di Roma. Su quel velivolo con tiranti a vista, carlinga in tela e compensato e ruote da bicicletta Piazza sfidò il vento impetuoso e la nebbia fitta, dimostrando l’enorme vantaggio tattico del poter osservare dal cielo le postazioni nemiche.

Wilbur Wright nella primavera del 1909 a Centocelle.

Gli aerei avevano fatto il loro esordio in Italia grazie ad un biplano portato da Wilbur Wright a Roma nell’aprile del 1909 sul prato destinato a diventare l’aeroporto di Centocelle. In seguito il Regio Esercito aveva dato vita ad un Battaglione Specialisti con una Sezione Aviazione. Quest’ultimo venne mobilitato dopo il 29 settembre 1911, quando l’Italia dichiarò guerra alla Turchia. Il 2 ottobre vi fu il primo sbarco di fanti di Marina sotto la copertura della flotta schierata davanti Tripoli. Il 15 ottobre arrivò anche l’Aeronautica, con 9 aeroplani (due Blériot XI, tre Nieuport IV G, due Etrich Taube e due biplani Farman), 11 piloti e 30 uomini di truppa. Il loro compito era quello di compiere ricognizioni in territorio avverso per scoprire entità e spostamenti delle forze nemiche. La prima missione fu compiuta dal comandante della spedizione, il capitano Carlo Maria Piazza, il 23 ottobre 1911 con un Blériot. Due giorni dopo il capitano Riccardo Moizo riportò le ali forate da tre fucilate in quella che viene considerata la prima azione di fuoco contro un aeroplano.

Il Blériot esposto al Museo del Genio di Roma.

Ma fu il sottotenente Giulio Gavotti, il 1° novembre del 1911, a compiere un’inedita azione di bombardamento aereo destinata a cambiare per sempre la visione della guerra, con strategie applicate ancora oggi. Gavotti, decollato da Tripoli, in modo rocambolesco gettò a mano dal suo velivolo Etrich Taube tre granate Cipelli su un accampamento turco ad Ain Zara e una quarta granata sull’oasi di Tripoli.

Due ritratti del sottotenente Giulio Gavotti.

Così raccontò quell’azione in una lettera al padre: “Ho deciso di tentare oggi di lanciare delle bombe dall’aeroplano. È la prima volta che si tenta una cosa di questo genere e se riesco sarò contento di essere il primo. Appena è chiaro sono nel campo. Faccio uscire il mio apparecchio. Vicino al seggiolino ho inchiodato una cassettina di cuoio; la fascio internamente di ovatta e vi adagio sopra le bombe con precauzione. Queste bombette sono sferiche e pesano circa un chilo e mezzo. Nella cassetta ne ho tre; l’altra la metto nella tasca della giubba di cuoio. In un’altra tasca ho una piccola scatoletta di cartone con dentro quattro detonatori al fulminato di mercurio”.

Il Blériot esposto al Vittoriano.

Parto felicemente e mi dirigo subito verso il mare – prosegue il racconto di Gavottipoi mi dirigo verso l’interno. Oltrepasso la linea dei nostri avamposti situata sul limitare dell’oasi e mi inoltro sul deserto in direzione di Ain Zara, altra piccola oasi dove avevo visto nei giorni precedenti gli accampamenti nemici (circa 2.000 uomini). Dopo non molto tempo scorgo perfettamente la massa scura dell’oasi che si avvicina rapidamente. Con una mano tengo il volante, con l’altra sciolgo il corregile (cinghia di cuoio) che tiene chiuso il coperchio della scatola; estraggo una bomba la poso sulle ginocchia. Cambio mano al volante e con quella libera estraggo un detonatore dalla scatoletta e lo metto in bocca. Richiudo la scatoletta; metto il detonatore nella bomba e guardo abbasso. Sono pronto”.

Il Blériot esposto a Vigna di Valle.

Circa un chilometro mi separa dall’oasi. Già vedo perfettamente le tende arabe. Vedo due accampamenti vicino a una casa quadrata bianca: uno di circa 200 uomini e l’altro di circa 50 – descrive Gavottipoco prima di esservi sopra afferro la bomba con la mano destra; con i denti strappo la chiavetta di sicurezza e butto la bomba fuori dall’ala. Riesco a seguirla con l’occhio per pochi secondi poi scompare. Dopo un momento vedo proprio in mezzo al piccolo attendamento una nuvoletta scura. Io veramente avevo mirato il grande ma sono stato fortunato lo stesso; ho colpito giusto. Ripasso parecchie volte e lancio altre due bombe di cui però non riesco a constatare l’effetto. Me ne rimane una ancora che lancio più tardi sull’oasi di Tripoli. Scendo molto contento del risultato ottenuto. Vado subito alla divisione a riferire e poi dal Governatore generale Caneva. Tutti si dimostrano assai soddisfatti”.

Il raid di Gavotti celebrato sulla copertina de “La Tribuna Illustrata”.

Per questa prima azione di bombardamento dall’aereo – e altre azioni di guerra – Gavotti verrà ricompensato con la medaglia d’Argento al valor militare. I danni provocati dal suo raid furono abbastanza trascurabili, ma l’evento suscitò grande scalpore: Gabriele D’Annunzio scrisse dei versi per celebrare l’aviatore italiano (la “Canzone della Diana” dove si legge: “S’ode nel cielo un sibilo di frombe. Passa nel cielo un pallido avvoltoio. Giulio Gavotti porta le sue bombe“) e i giornali dedicarono ampio spazio alla notizia. Nei tre mesi successivi le tecniche di bombardamento furono rapidamente innovate, con l’introduzione del primo sistema di innesco e sgancio automatico (con una apposita cassetta porta-bombe). Gli Stati maggiori esteri, impressionati dai risultati aviatori italiani nel conflitto libico, non tardarono ad adottare anch’essi il bombardamento dal cielo.

La copertina del trattato del generale Giulio Douhet.

Ma gli italiani furono i primi a compiere anche un ulteriore micidiale passo quando un decennio dopo, nel 1921 ovvero un secolo fa, il generale Giulio Douhet mandò in stampa il trattato intitolato “Il dominio dell’aria”. Douhet fu il pioniere – purtroppo avendo in seguito molti proseliti – della tesi secondo la quale l’obiettivo dei bombardamenti aerei dovevano essere non tanto le forze armate avversarie, ma soprattutto le popolazioni civili e le città densamente popolate: “In ordine al conseguimento della vittoria – si legge nel suo trattato – avrà certamente più influenza un bombardamento aereo che costringa a sgombrare qualche città di svariate centinaia di migliaia di abitanti che non una battaglia del tipo delle numerosissime che si combattono durante la grande guerra senza risultati di apprezzabile valore”.

La targa “eufemistica” sul Villino Douhet in via Marcantonio Colonna a Roma.

E gli italiani – come avrà modo di sottolineare in un discorso del 1938 lo stesso Mussolini: “La nostra dottrina della guerra aerea è stata applicata prima ancora di essere insegnata dalla cattedra” – saranno i primi nella storia dell’aviazione a compiere nel 1935 un bombardamento a tappeto distruggendo la cittadina eritrea di Ambesi sull’altopiano di Asmara (nel 1935 e 1936, nelle azioni in Etiopia, saranno utilizzate 350 tonnellate di gas mortali con almeno 17 mila vittime: anche questo un triste “primato” italiano ancora oggi lasciato in ombra).

Propaganda fascista sull’uso dei gas nelle guerre coloniali.

Nell’autunno del 1936 seguiranno, nella Guerra Civile spagnola, i bombardamenti dell’Aviazione Legionaria (unità non ufficiale della Regia Aeronautica italiana) su Barcellona e sulla Catalogna, i primi bombardamenti “terroristici” in Europa contro i civili di una grande città militarmente indifesa. Raid che culmineranno il 26 aprile 1937 con il supporto alla Legione Condor (unità volontaria della tedesca Luftwaffe) nel bombardamento a tappeto della città basca di Guernica (con il lancio delle prime bombe incendiarie sperimentali), passato alla storia anche grazie al celebre quadro di Pablo Picasso.

Il famoso quadro di Pablo Picasso dedicato alle vittime di Guernica.

Il 30 marzo 1938 Benito Mussolini, in un discorso dedicato alla macchina bellica del regime e in riferimento all’Aviazione, rivendicherà il tutto: “Spogliata da ogni passionalità polemica, la visione di Douhet ci appare come quella di un precursore. La guerra dall’alto deve essere condotta in modo da scompaginare i dispositivi del nemico, dominare il cielo, fiaccare il morale delle sue popolazioni. Tutta la tecnica del bombardamento è migliorata ed è aumentata, quindi, la possibilità di colpire il bersaglio, anche se in movimento. La guerra dall’alto è destinata ad assumere una importanza sempre maggiore, nella guerra di domani”.

Manifestino degli Alleati che denuncia le teorie fasciste sui bombardamenti.

Così nella sua Istruzione “Arte militare aerea”, diramata lo stesso anno, il colonnello Fischetti dell’Accademia Aeronautica di Caserta metterà nero su bianco: “L’offesa ai centri demografici, indipendentemente dal fatto che detti centri sono, di massima, anche obiettivi industriali, militari, logistici, è da considerarsi atto bellico che nella guerra totale e integrale può essere non soltanto giustificato, ma legittimo”.

Cronologia sintetica dei bombardamenti aerei

1911 – Il 1º novembre 1911 il sottotenente Gavotti getta a mano dal suo velivolo tre granate su Ain Zara e una sull’Oasi di Tripoli: è il primo bombardamento aereo. Gli italiani eseguirono per primi tutte le tipologie di azioni militari poi divenute tipiche dell’impiego bellico aeronautico, come la ricognizione e il bombardamento (tranne quella della caccia, dato che l’avversario non disponeva di un’aviazione).

1921 – Il generale dell’Aeronautica militare italiana Giulio Douhet, combattente della prima guerra mondiale, è il primo a teorizzare nel suo trattato “Il dominio dell’aria” la funzione strategica, in una guerra moderna, del bombardamento fatto per “terrorizzare le popolazioni civili”.

1935 – In Etiopia, nell’aprile del 1935, una squadriglia di bombardieri italiani S42 compie il primo bombardamento a tappeto nella storia dell’aviazione, distruggendo la cittadina eritrea di Ambesi sull’altopiano di Asmara.

1936 – Il 30 ottobre 1936 – nella Guerra Civile in Spagna – iniziano i bombardamenti dell’Aviazione Legionaria dell’Italia fascista su Barcellona e sulla Catalogna, che costituiscono i primi bombardamenti “terroristici” in Europa contro i civili di una grande città militarmente indifesa.

1937 – Il 26 aprile 1937 la città basca di Guernica è vittima di un bombardamento aereo a tappeto – tra i primi e più duri – messi in atto dalla Legione Condor (unità volontaria della tedesca Luftwaffe) con il supporto della Aviazione Legionaria (unità non ufficiale della Regia Aeronautica italiana). Più di 30.000 kg di bombe sganciate sulla città e sperimentate delle primitive bombe incendiarie (bombe a frammentazione legate ad un contenitore riempito di benzina e olio lubrificante).

1940 – In autunno Mussolini chiede ad Hitler l’autorizzazione a prendere parte all’attacco contro l’Inghilterra. “Quell’attacco era terroristico ed unicamente diretto a piegare il morale del popolo britannico – ha ricordato l’ambasciatore inglese Osborne nell’ottobre 1942 – e va considerato un’applicazione da parte delle potenze dell’Asse del metodo di guerra totale contro la popolazione civile descritto e difeso nel libro del generale italiano Douhet”. Tra il 14 e 15 novembre 1940 viene attuato il massiccio attacco dal cielo sulla città di Coventry (che darà vita al termine “coventrizzare” per indicare la completa distruzione di una città).

1941 – A luglio 1941 anche la RAF inglese teorizza la strategia del “Moral bombing”.

1943 – In un “foglio volante” lanciato sulle città italiane “dalle forze aeree delle nazioni unite” si invitano gli italiani ad allontanarsi dai possibili obiettivi militari, specificando che “se starete lontani starete sicuri, perchè il bombardamento delle popolazioni civili in sé e per sé non fa parte della strategia delle nazioni democratiche: la strategia delle Nazioni Unite è avversa al bombardamento dei civili”.