A cura di Lorenzo Grassi
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Il 24 maggio del 1926, esattamente cento anni fa, con un atto firmato dal Governatore Filippo Cremonesi veniva istituito a Roma il Quartiere XVII – Savoia. Prendeva forma grazie allo scorporo, a partire dal limite di viale Regina Margherita, di gran parte del territorio settentrionale del Quartiere IV – Salario. Quest’ultimo era stato a sua volta istituito il 20 agosto 1921 con delibera n.20 e si estendeva sull’intera area compresa tra le Mura Aureliane e il fiume Aniene, delimitata sui due lati dalle vie Salaria e Nomentana.
La nascita del quartiere Savoia, nell’undicesimo anniversario dell’entrata dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale contro l’Austria-Ungheria il 24 maggio del 1915, veniva accompagnata dall’istituzione anche di un secondo quartiere dedicato a Vittorio Emanuele III. Si trattava dell’ex Pinciano, allargato – forse perché considerato territorialmente troppo esiguo – con l’annessione di vaste aree sottratte al limitrofo Quartiere Parioli.
Nell’articolo “L’omaggio di Roma alla Casa Savoia e al Re“, Il Messaggero riportava integralmente il testo della delibera che intitolava i due quartieri «al nome augusto del Sovrano e alla gloriosa Casa Savoia».

Deliberazione governatoriale n. 3454 del 24 maggio 1926
“Nuove denominazioni di Quartieri della Città”
«L’Amministrazione di Roma ha curato che i rioni ed i quartieri della città avessero una denominazione ufficiale e ben determinata sia agli effetti statistici sia ad ogni altro effetto di carattere pratico. Presa come punto di partenza la delimitazione degli antichi rioni, i quali si estendono sino al circuito delle mura Aureliane, furono operate in progresso di tempo nuove delimitazioni fuori e dentro le mura tenendo conto delle caratteristiche topografiche e demografiche. Mentre peraltro le suddivisioni nell’interno della città si limitavano a poche innovazioni suggerite da profonde diversità demografiche, all’esterno invece le delimitazioni stesse rappresentavano la classificazione necessaria di un territorio precedentemente indistinto.
Il criterio predominante seguito in questa classificazione all’esterno delle mura fu quello di conservare le denominazioni delle antiche strade in partenza dalle porte. Criterio puramente storico e topografico certamente apprezzabile ma anche influenzato dalle condizioni del momento, quelle cioè della scarsa densità della popolazione che indusse ad applicare denominazioni uniformi ad immense estensioni di terreno. Premesse queste considerazioni in rapporto ad una situazione di cose e ad un procedimento che si attengono a materie in cui sono raccomandabili uniformità di metodo e criteri rigidamente conservatori, l’Amministrazione si è proposta il problema di fissare in alcune delle denominazioni suindicate una manifestazione di omaggio della città di Roma alla gloriosa Casa Savoia ed all’augusta persona del Sovrano.
Torino, la città che fu culla della invitta famiglia, reca le memorie di avvenimenti e persone che si riferiscono alla vita della Casa Savoia; le strade e i monumenti costituiscono un perenne ricordo del passato e danno l’impressione della continua presenza del genio tutelare della gloriosa stirpe, quasi che la cittadinanza vivesse permanentemente in contatto dell’augusta famiglia. Ma se Torino fu la sede del passato, Roma è la sede del presente e del futuro che accoglierà nei secoli la gloriosa Casa entro le Mura. Il processo del tempo dovrà essere dunque sostituito in Roma dalla consapevolezza degli uomini che sentono tutta la necessità e tutta la bellezza di una dedicazione ideale della città al Sovrano che impersona le più alte virtù della stirpe, i più alti destini d’Italia. Se per gli eroi o per i geni può parlarsi di conferimento della cittadinanza romana, per il Sovrano, per la Casa regnante deve adoperarsi una fusione di manifestazioni e sentimenti che esterni l’omaggio di Roma al Sovrano.
In due modi intanto può manifestarsi l’atto di omaggio: ricordando la famiglia gloriosa con l’intitolare un quartiere al nome di Savoia, e il bene amato Sovrano con l’intitolare un altro quartiere al nome di Vittorio Emanuele III. Per la prima denominazione appare adatta quella parte del quartiere Salario che si estende dal viale della Regina Margherita fra la via Nomentana e la via Salaria fino all’Aniene. Rimarrà il nome di quartiere Salario alla parte compresa tra le due vie suindicate, il viale Regina Margherita e le Mura Urbane. Il quartiere Savoia è in corso di sviluppo ma accoglierà una popolazione numerosa. Disteso sulle pendici che degradano fino all’Aniene con varietà di movenze nel terreno, con panorami ampi, diversi e gradevoli, sarà costituito da fabbricati di varia specie ma tutti di carattere distinto. Non comprenderà nuclei popolari, ma accoglierà dense masse di impiegati, avrà casamenti grandiosi e villini signorili, palazzine ricercate e villinetti economici; un grande viale, stendendosi longitudinalmente nella parte più bassa, taglierà in due l’ampia zona. Nel complesso il quartiere presenta tutte le caratteristiche per ricevere degnamente la nuova denominazione ed ospiterà una popolazione così vibrante di amor patrio che sarà ben lieta per il provvedimento.
La denominazione di Vittorio Emanuele III può essere attribuita al quartiere delimitato da via Pinciana, pendici della Villa Umberto, piazzale Flaminio, via Flaminia, viale Parioli, viale Liegi, via Salaria, corso d’Italia e cioè ad una parte dell’attuale quartiere Parioli ed al quartiere Pinciano. Se si pensa che esso si stende sopra le più pittoresche colline di Roma (si ricordi la Villa Strohl Fern, la Villa Balestra e le alture di San Valentino) con un panorama dei più suggestivi, che comprende la Valle Giulia, la futura città dell’arte, che avrà caratteri monumentali superbi, che è destinato tutto a ville signorili, che è già cosparso di sontuose costruzioni, che alberga popolazione appartenente ai ceti più elevati, che sarà attraversato da un grandioso viale che rappresenterà un giorno una delle arterie più signorili, la scelta apparirà rispondente ai criteri di un profondo omaggio e di un’aperta significazione di devozione verso il Sovrano che ha raggiunto i più alti fastigi della gloria.
In relazione alle suesposte considerazioni il Governatore delibera:
1) di attribuire la denominazione di Quartiere Vittorio Emanuele III alla parte dell’attuale quartiere dei Parioli delimitato dalle seguenti strade: via Pinciana, pendici della Villa Umberto, piazzale Flaminio, via Flaminia, viale Parioli, viale Liegi, via Salaria, Corso d’Italia e cioè ad una parte dell’attuale quartiere Parioli ed al quartiere Pinciano;
2) di attribuire la denominazione di quartiere Savoia alla parte dell’attuale quartiere Salario delimitato dalle seguenti strade: viale Regina Margherita, tra via Nomentana e via Salaria fino al fiume Aniene».

In seguito, dopo il referendum istituzionale del 2-3 giugno 1946 che portò alla fine della monarchia, il Campidoglio mise mano ad una riforma “repubblicana” della toponomastica (l’anno prima, il 2 febbraio 1945, erano state già cancellate le intitolazioni fasciste). Così il 13 settembre 1946, con la deliberazione n.3241 della Giunta Municipale sulla “Nomenclatura stradale”, si stabiliva di «far riprendere al Quartiere Vittorio Emanuele III la sua originaria denominazione di Quartiere Pinciano (mantenendone però i confini allargati nel 1926 a scapito dei Parioli) e di mutare la denominazione di Quartiere Savoia in quella di Quartiere Trieste» con richiamo al nome del suo più importante asse viario.

A sua volta la denominazione di Corso Trieste era stata stabilita – per la «principale arteria del quartiere degl’Impiegati fuori la Porta Pia» che «partendo dalla via Nomentana costeggia il quartiere fino al secondo largo», da denominare Piazza Trento – con una deliberazione proposta dalla Commissione per la nomenclatura delle strade e approvata dal Consiglio comunale nella seduta del 17 febbraio del 1911 (con Sindaco Ernesto Nathan e Assessore competente Carlo Gamond). Quest’ultimo segnalava che tale proposta era solo la prima e varie altre ne sarebbero seguite «in osservanza alla legge del censimento, che esige la nomenclatura di tutte le vie».
Successivamente Corso Trieste sarà allungato sino a raggiungere Piazza Istria e infine Piazza Annibaliano. Da Piazza Trento, invece, avrebbe avuto inizio la via Capo d’Istria in direzione Nord-Est. Evidente, nelle tre intitolazioni – Trieste, Trento e Istria – il riferimento all’irredentismo, movimento politico-culturale italiano post-1866 che mirava ad unire al Regno d’Italia le “terre irredente” (non liberate) ancora sotto dominio austro-ungarico: Trieste era il centro simbolico, Trento la sfida alpina, l’Istria la zona etnicamente mista. Il movimento culminò nella Prima Guerra Mondiale e nell’annessione del 1918.
Ma c’è un’ulteriore curiosità toponomastica. Nel corso della seduta del 17 febbraio 1911 il Presidente del Consiglio comunale, ovvero lo stesso Sindaco Nathan, «esprime l’opinione che per la nomenclatura delle pubbliche vie debba seguirsi il sistema vigente per i busti onorari, di non concederli cioè se non dopo trascorso un certo tempo dalla morte della persona che si vuole onorare affinché i suoi meriti possano essere apprezzati se non a base di storia almeno a base di critica. Questo limite di tempo potrebbe essere fissato in dieci anni e l’oratore – si legge nel verbale della seduta – propone che sia stabilito come affermazione di principio». Una regola che è stata in seguito formalizzata ed è in vigore ancora oggi.

Un’ultima stranezza risale al 1951, quando i limiti del Quartiere Trieste furono allargati sino al primo tratto di via dei Prati Fiscali (già appartenente al Quartiere Monte Sacro). Una scelta forse legata alla memoria della barriera daziaria, che teneva insieme tutta l’area del Ponte Salario. Nei fatti una macroscopica anomalia – con il Quartiere Trieste che sconfinava oltre l’Aniene, dalla Circoscrizione II alla IV – alla quale è stato posto rimedio solo in tempi relativamente recenti, con una “Precisazione dei Comprensori” inserita nella delibera di Giunta n. 5209 del 28 novembre 1997.