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Esplorazioni Grotte vulcaniche del Lazio |
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Il Pozzo del Diavolo Nella Riserva del Lago di Vico. La principale cavità di origine vulcanica attualmente conosciuta nella Regione Lazio (è stata "scoperta" dal punto di vista speleologico solo in epoca recente, tanto che è stata iscritta a Catasto nel 1996) è il Pozzo del Diavolo (La 1289), una piccola grotta che si apre ad 800 metri di quota poco al di sotto della sommità del cono di Monte Venere (836 m), nel territorio del Comune di Caprarola (Viterbo), all'interno della Riserva naturale regionale del Lago di Vico. Seppure di dimensioni assai modeste (47 metri di sviluppo planimetrico e solo 8 di dislivello negativo), il Pozzo del Diavolo - alla sua unicità - aggiunge altri motivi di interesse legati sia ad importanti ritrovamenti archeologici, che all'approfondimento dello studio del distretto vulcanico Vicano e, più in generale, dei distretti vulcanici della Tuscia (Lazio settentrionale). Il complesso vulcanico Vicano è stato attivo soprattutto nel Pleistocene (tra 800 mila e 90 mila anni fa); nell'ultima fase - tra 140 mila e 90 mila anni fa - l'attività eruttiva è stata condizionata dalla presenza delle acque lacustri che hanno dato vita a tremende eruzioni idromagmatiche che si sono concluse proprio con l'edificazione del cono di Monte Venere, dove è ubicata la grotta. All'interno del Pozzo del Diavolo, tra il terriccio e i massi di crollo, sono stati rinvenuti numerosi frammenti di vasi ceramici del Neolitico la cui tipologia, data l'originalità dei reperti, è stata definita "aspetto di Monte Venere". Successive analisi al Carbonio 14 hanno datato l'età degli strati tra 4.000 e 5.000 anni fa. Queste testimonianze hanno fatto ipotizzare che il Pozzo del Diavolo - complice l'aurea di mistero del luogo ' sia stato sede di un antico culto: nei vasi venivano deposte le offerte per le divinità. Ancora oggi esponenti di movimenti esoterici tengono nella zona raduni di raccoglimento e meditazione. Attualmente il Monte Venere - e con esso la grotta - è salvaguardato dalla Riserva naturale del Lago di Vico, istituita dalla Regione Lazio nel 1982 e ampliata nel 1985 sino a coprire una superficie di 3.300 ettari. Scarica la Relazione completa (file Word 88K). |
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Il traforo di Ringo Misterioso by-pass di un banco lavico. La grotta è ubicata nel territorio del Comune di Aprilia (Latina), in località "Tenuta Caffarelli" nel Fosso Marana. Il fosso scorre con andamento circa NE-SW ed è raggiungibile dalla strada provinciale Apriliana Nord che corre parallela al fosso stesso. Il ruscello che lo percorre, essendosi imbattuto in un banco lavico, vi si è "infilato" sotto, passandolo inferiormente e tornando alla luce subito dopo nella vallata. Inghiottitoio e risorgenza hanno forma e misure abbastanza simili: l'inghiottitoio (nella foto) è largo 3,80 metri e alto 1,20; la risorgenza è appena più piccola (3,5 metri di larghezza per 1,10 di altezza). La direzione teorica del percorso sotterraneo appare orientata sui 247 gradi (N) per uno sviluppo di 54 metri. La parte iniziale dei condotti è di dimensioni ridotte, lasciando ipotizzare spazi angusti e allagati - anche se probabilmente percorribili (il flusso d'acqua è continuo e regolare) - nella parte più interna. La portata del ruscello non è stata stimata, ma appare discreta: da segnalare il rilevamento visivo - nel sopralluogo da noi compiuto il 6 febbraio 2000 - di un forte inquinamento solido e chimico delle acque che potrebbe costituire un serio pericolo per le esplorazioni. Il Fosso, a noi descritto come "Marana", non risulta con questo toponimo ai locali. Avendoci accompagnato nel sopralluogo un cane di nome Ringo si è proposto di chiamare la cavità "Traforo di Ringo". Abitanti del luogo ricordano un utilizzo della zona delle grotte - ben nascosta e protetta dal fosso - come ospedale tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale. Scarica l'itinerario di avvicinamento
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