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Esplorazioni Orrore a Vaccamorta, il mistero di un cadavere in grotta |
Archimede e il funebre bagaglio
Nella fotografia: Le braccia. Qualche ora di sonno e... indovinate un po'? Di nuovo in autostrada. Quando arriviamo sul posto troviamo ad aspettarci il procuratore, il medico legale e i vigili del fuoco. Entriamo in sei: i tre del giorno prima, Emma (reclutata la mattina stessa), un vigile del fuoco (Natalino), e un villico simpatico di nome Archimede. Al laghetto incriminato abbiamo conferma sulla visione conturbante del giorno prima: sono inequivocabilmente braccia, e neanche tanto scheletriche. Il vigile del fuoco tentenna sul recupero e alla fine parte Luciano, che assicurato, si immerge nel fango fino all'inguine e (quattro dita di peli sullo stomaco) preleva i resti portandoli a riva. Tra "schifamenti" vari riusciamo a impacchettare il tutto e ad incominciare il ritorno con il funebre bagaglio (in sede ci hanno dato dei "becchini" per circa un mese). La sopresa maggiore la troviamo all'uscita dove, nel frattempo, erano convenuti sul posto guardia di finanza, guardie forestali, protezione civile, polizia e un manipolo di paesani curiosi, mancava solo la banda. Il medico legale si prendeva il fagotto, dava una rapida occhiata senza pronunciarsi e quindi le autorità si dileguavano tutte al seguito del procuratore. Rimanevamo noi speleo, un paio di paesani e il brigadiere dei CC con l'incarico di riportarci in caserma. Dopo aver pasteggiato a base di panini, pecorino e vino rosso (gentimente offerti dai CC) torniamo in caserma mezzi ciucchi e ricominciamo la trafila dei verbali, dichiarazioni, etc. Il tutto finisce verso le 18 e noi finalmente ci buttiamo dentro un ristorante a consumare il nostro primo pasto caldo da due giorni. A distanza di anni, dei resti trovati non si è saputo più nulla, a parte il fatto che sono stati portati in un laboratorio di Firenze e l'unica prova tangibile che ci assicura che quello che è successo non è stato un incubo è una macabra foto che nessuno vuole mai vedere. Per saperne di più sulla grotta potete consultare le pagine del sito del Comune di Tornimparte dedicate a Vaccamorta. Il nostro gruppo ha cercato di sapere come è finita la storia. Fra le leggende si narra che i primi accertamenti avrebbero appurato che i resti appartenevano ad una donna e che gli arti sono stati strappati dal busto. Le braccia avevano ancora pelle e tendini. Il laghetto dove è avvenuto il macabro ritrovamento si trova circa a metà grotta. Per raggiungerlo occorre percorrere dei tratti speleologici. Un mistero nel mistero, tanto da far ipotizzare il crollo dall'alto di una sepoltura (ma il soffitto è compatto). Fra le ipotesi che circolano c'è anche quella di uno scherzo da burloni, una goliardata consumata in ambienti speleo e sfuggita di mano ai suoi stessi ideatori che per metterla in pratica avrebbero approfittato dei resti sparsi durante l'esumazione di un cimitero della zona. In ogni caso l'inchiesta della magistratura sull'episodio è stata archiviata. |
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