Musica della Terra, le note nel vento delle grotte
Dal 2000 il nostro Gruppo ha avviato il progetto di ricerca Suono ipogeo. L'idea è nata dopo la lettura di una breve nota riportata da Giovanni Badino nel suo libro "Il fondo di Piaggia Bella" a pagina 178 (Erga Edizioni, 1999).
Nel box dal titolo Il "suono" delle grotte, Badino ha scritto:
Quello dell'oscillazione della circolazione dell'aria era un fenomeno che avevamo già notato nell'abisso Straldi, nella conca delle Carsene, e in quel momento non avevo ancora idea di che cosa lo causasse, benché ci fosse già un lavoro, sfuggitomi, che ne descriveva la fisica. Vediamolo, perché è importante. Un'altalena che oscilla è una struttura fuori equilibrio che, quando arriva nel punto di equilibrio, è animata da energia cinetica che la forza a non fermarsi e ad oltrepassarlo. Tutti i sistemi oscillanti sono di questo genere, oscillano attorno a posizioni di equilibrio: corde di chitarra, colonne d'aria in tubi sonori.
Anche le masse d'aria di una grotta tendono di continuo a raggiungere situazioni di equilibrio, specie in risposta a perturbazioni esterne quali il vento, ma quando lo raggiungono non si possono fermare e lo superano, e devono tornare indietro. Il risultato è che le grotte "suonano" esattamente come gli strumenti a fiato, salvo che lo fanno con frequenze troppo basse per essere udibili. L'oscillazione, inoltre, in genere si sovrappone alla circolazione complessiva e dunque è molto difficile da percepire: il fatto che in una strettoia soffiantissima la velocità dell'aria oscilli fra 7 e 8 metri al secondo con un periodo di un minuto è cosa praticamente inavvertibile. Ben diverso è il discorso per grotte che sono attorno alla "quota neutra", cioè con entrate intermedie fra quelle "alte" e quelle "basse". Se la grotta è enorme e, in genere, a bassa impedenza (grandi ambienti) il "suono" della grotta diventa evidentissimo ed è sicuro indizio dell'enormità del complesso sotterraneo: l'energia che viene dissipata in quei casi è molto grande e solo grandi masse in movimento possono spenderla.
Da noi interpellato e stimolato sull'argomento, Giovanni Badino ha poi precisato:
"Per suono intendo proprio suono. Le grotte sono accoppiamento di tubi sonori irregolari e cavità risonanti, dunque hanno suoni complessi (non musicali, cioé con armoniche diverse da rapporti interi) e in cui l'energia di emissione fluttua da una zona all'altra della grotta. Si tratta, cioé di una orchestra strana, che però suona in un modo molto preciso e in cui gli assolo si alternano fra loro e ai tutti.
Si tratta ovviamente di infrasuoni, con frequenze dell'ordine di centesimi di Hz, ma questo non toglie che li si possa rendere udibili con tecniche analoghe a quelle che i satelliti usano per visibilizzare immagini radar o IR".
Abbiamo chiesto un consiglio pratico al professore Pavan
(Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali dell'Università di Pavia)
che così ha replicato:
"Per le bassissime frequenze ci sono appositi microfoni speciali. Sennheiser tempo fa aveva in catalogo un microfono che arrivava a 1 e 0.1 Hz. Le registrazioni delle frequenze bassissime potrebbero essere accelerate per renderle udibili, oppure potrebbero essere utilizzate per modulare un tono, ad esempio tramite un Vco, e quindi rivelare gli eventuali "temi" infrasonici. Per stare sull'economico, si potrebbe anche tentare con i sensori infrasonici che ora si usano per certi antifurti. Sentono le variazioni di pressione dell'aria conseguenti all'apertura e chiusura di finestre".
Sulla scorta di queste informazioni il nostro Gruppo ha messo in cantiere la realizzazione di un progetto di ricerca mirato a realizzare una prima registrazione sperimentale del "respiro" di una grotta, iniziando con l'individuare le cavità più adatte fra quelle del Lazio. Di recente (2007) abbiamo appreso che Giovanni Badino ha proseguito e approfondito la sua ricerca scientifica sulla "musica del vento", intraprendendo una campagna operativa finanziata dall'Università di Torino e dalla Federazione degli speleologi del Piemonte. Ecco alcuni stralci da un articolo pubblicato su "La Nuova Sardegna" e scritto da Pier Luigi Rubattu con il titolo "Astrofisico ruba alla grotta le note della musica del vento" (qui potete consultarne la versione integrale):
Quando il cielo annuncia tempesta su Oliena, la grotta di Su Bentu si eccita come un soprano prima della prima, tossicchia e gorgheggia per tutti i duecento metri di profondità e i diciassette chilometri di estensione. E quando il vento e la pioggia finalmente maltrattano il Supramonte, la grotta canta, imperiosa ed enigmatica. Dicono che Su Bentu (Il Vento) sia la Callas del sottosuolo, e non per niente una sua diramazione è chiamata Sa Oche, La Voce. Un fonico geniale ha deciso di registrare e far conoscere il canto finora riservato agli speleologi, ai pipistrelli e al microcosmo delle creaturine cieche e diafane specializzate nella vita ipogea. Giovanni Badino, 54 anni, di Savona, professore associato al Dipartimento di Fisica generale dell'Università di Torino.
(...)
A spingere Badino nelle viscere del Supramonte è stato il desiderio di elaborare una teoria scientifica: di spiegare cioé come la combinazione tra la forma delle grotte e i fenomeni atmosferici produca determinati suoni. Quando Badino avrà raggiunto il suo intento ("Spero di farcela entro l'anno prossimo") il Vento e la Voce di Oliena saranno riducibili a una formula, così come gli altri canti del sottosuolo registrati dal professore in Piemonte, in Toscana e in Friuli, nella Grotta Gigante del Carso. "Penso a un sistema per scoprire se un certo imbocco porta a grandi sistemi sotterranei o no", dice il fisico savonese. In pratica: disponendo della Formula di Badino e di informazioni precise sulle condizioni del tempo, uno speleologo, senza nemmeno cominciare la discesa, capirà dal suono della grotta se si trova all'ingresso di un labirinto affascinante o di una caverna buona al massimo come nascondiglio. La metafora della Callas è suggestiva ma inappropriata, spiega Badino. Una grotta è uno strumento musicale, non una cantante. Il vento, la pioggia e le perturbazioni atmosferiche, soffiando e percuotendo l'aria che penetra nelle imboccature, sono per Su Bentu e Sa Oche quello che Paolo Fresu è per la tromba o Gavino Murgia per le launeddas. "Il concetto - dice il professor Badino - è che la grotta suona se è l'atmosfera a suonarla. Come quando si soffia in uno strumento a fiato, o in una bottiglia: le note contengono informazioni sulla forma dell'aria intrappolata. Le variazioni di pressione fanno oscillare l'aria, e qualunque sistema chiuso
pieno di gas ha frequenze proprie di oscillazione.
Il 24 marzo 2007 Giovanni Badino si è presentato all'ingresso di Su Bentu con un anemometro sonico: "Un apparecchio che misura i tempi di 'volo' del suono ultrasonico tra due sensori distanti una spanna". Ha lasciato l'aggeggio nella grotta per tre giorni, assicurandosi che in quel periodo non fossero in programma visite di speleologi e che nessuno, quindi, potesse involontariamente taroccare la voce di Su Bentu. Poi se n'è andato in giro con i suoi amici
barbaricini.
(...)
Badino è tornato a Su Bentu per riprendersi l'anemometro sonico ("Apparecchio per niente costoso", assicura) e il computer che aveva immagazzinato 210 mila misurazioni da confrontare con i rilevamenti fatti negli stessi tre giorni dalla stazione meteorologica di Lanaittu.
(...)
Niente è facile da studiare, capire, spiegare. Anche la musica del vento sta facendo soffrire il professor Badino. "La teoria che sto elaborando è molto complicata - ammette - Il problema è che le grotte non sono tubi rettilinei". No, Su Bentu è un lunghissimo labirinto di cunicoli e sale, spiagge e laghetti, percorso da correnti difformi. Una meraviglia per lo speleologo, un supplizio per il teorico. "Non c'è dubbio che il Supramonte sia l'area carsica più interessante in Europa - dice il professor Badino - Reggono il confronto solo certe zone della Bosnia e della Croazia che devono essere ancora esplorate a fondo". La grotta di Sa Oche, collegata a Su Bentu da un sifone naturale, è famosa per certi spaventosi boati: a provocarli è l'aria spinta all'interno dall'acqua quando piove con violenza. "Più il tempo è perturbato, più una grotta suona forte - spiega Giovanni Badino - Quindi servono dati meteo molto accurati da incrociare con le misurazioni fatte all'interno. Ho già cominciato a lavorare sulle informazioni raccolte a Oliena e ho anche illustrato i primi risultati in un convegno a Iglesias. Ma ho bisogno di tempo e forse dovrò tornare a Su Bentu per procurarmi dati ancora più precisi".
In attesa che il professor Badino presenti al mondo scientifico la sua teoria, resta una curiosità. Se scaricassimo 'The Best of Su Bentu' sul nostro iPod, che cosa sentiremmo? "Un bel muggito. Un po' sporco, per ora. Ma sto cercando di ripulire le note dai rumori".
Proponiamo infine una documentazione utile sull'argomento, sia sul piano musicale che su quello prettamente scientifico.
- Punto di partenza sono le ricerche avviate della Nasa sulla "Voce della Terra".
Link: www.spaceweather.com/glossary/inspire.html
Potete ascoltarne due esempi: terra.wav (672 KB) - terra1.wav (806 KB)
- Sul piano musicale, di grande interesse la sperimentazione di Mariolina Zitta con le sue "Perle di Grotta".
Link: www.musicanaturale.it
- Notevole anche l'esperienza maturata dai musicisti francesi François Bayle e Fernand Deroussen.
Link: www.juraspeleo.com/divers/sons/jeita.htm e www.juraspeleo.com/divers/sons/coeur.htm
- Originale la tecnica compositiva musicale "Geofonia" elaborata da Alessandro Montanari e Gabriele Rossetti.
Qui potete scaricare un articolo sull'argomento.
- Intrigante, infine, la teoria del ricercatore inglese Vic Tandy secondo la quale la sensazione che ci fa avvertire la presenza di "fantasmi" sarebbe provocata da alterazioni fisiologiche e percettive provocate dall'esposizione agli infrasuoni. Ciò accadrebbe in particolare in "ambienti stretti e abbastanza lunghi". Considerato che le grotte emettono infrasuoni e presentano spesso morfologie anguste, ecco forse spiegate alcune senzazioni "paranormali" (soggetti a parte) provate talvolta dagli speleologi.
Qui potete scaricare un interessante articolo sull'argomento.
- Per ulteriore approfondimento vi proponiamo gli articoli:
L'urlo silenzioso del mondo (Corriere della Sera, 16/5/2000)
La terra emette un canto. L'uomo non può sentirlo (Corriere della Sera, 25/4/2000)