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Esplorazioni Piccole grotte sotto il Grande Sasso |
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Introduzione Alla ricerca del Grande Vuoto. Che sotto la montagna più imponente dell'Appennino Centrale - il Gran Sasso d'Italia - si nasconda un grande vuoto, più che un'opinione è una certezza. Lo sussurrano gli sconfinati campi carsici che assorbono senza fiatare ingenti quantità d'acqua, inghiottendola in un percorso misterioso verso remote risorgenze. Lo confermano i favolosi blocchi di calcare - su tutti lo scudo roccioso del Monolito - che svettano verso i tremila metri di quota. Lo urlano le migliaia di metri cubi di sabbia e brecciolino franati rovinosamente diversi anni fa sul cantiere che andava scavando il chilometrico traforo autostradale: il tunnel intercettò una falda idrica che sputò fuori all'improvviso 20.000 litri di acqua al secondo, abbassandosi di diverse centinaia di metri di quota e lasciando a secco molte sorgenti del massiccio (vedi galleria di foto). Inoltre, nel corso dei sondaggi preventivi compiuti sulla piana di Campo Imperatore, oltre i 300 metri di profondità la sonda tornò in superficie pulita, senza detriti, segnalando così l'esistenza di una zona "altamente carsificata". Eppure, se si escludono le due cavità più famose e "imponenti" - Grotta a Male in comune di Assergi e Fonte Grotta sulle pendici del Monte Camicia - il Gran Sasso fino ad oggi non ha offerto che piccoli pertugi ai suoi tenaci esploratori. Grotticelle di pochi metri di sviluppo, che non sono riuscite a violare la coriacea ed estesa copertura di sfasciumi, negando l'accesso agli oscuri segreti della montagna. "Tutto il massiccio del Gran Sasso è caratterizzato da una notevole quantità di polja, piani, doline, campi solcati, che ne fanno un classico esempio di paesaggio carsico - scrive Alfonso Lucrezi nel suo articolo Speleologia nel Gran Sasso d'Italia - ma alla notevole e sviluppata presenza di tutte queste forme di carsismo superficiale, non fa riscontro un'altrettanto notevole e sviluppata presenza di forme carsiche sotterranee conosciute. Secondo Ortolani e Moretti (1950), poiché è da escludere che non si siano formate cavità sotterranee, c'è da ritenere che queste, pur esistendo, non siano direttamente accessibili dall'esterno; la spiegazione di tale mancata connessione tra superficie esterna e cavità è da ricollegare al fatto che le aree più profondamente interessate dal carsismo, cioè i piani, sono sempre ricoperti da veli alluvioeluviali, ed hanno spesso i fianchi ammantati di cospicue coltri detritiche. È probabilmente da imputare a queste medesime condizioni anche lo scarso numero di inghiottitoi distintamente riconoscibili. Un'altra spiegazione, forse più probabile - prosegue Lucrezi - è che siano carsificabili unicamente alcune formazioni geologiche affioranti; infatti la catena del Gran Sasso d'Italia si trova nella zona di transizione fra due aree con caratteristiche litostratigrafiche diverse, l'Abruzzo a Sud, l'Umbria a Nord; la prima con formazioni geologiche carbonatiche spesso carsificabili, le seconde caratterizzate in gran parte da formazioni calcareo-marnose poco carsificabili". Per approfondimenti:
Scarica l'articolo La speleologia nel Gran Sasso d'Italia
Scarica l'articolo Le piccole grotte sotto il Grande Sasso
Vedi anche le pagine di questo sito dedicate
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Le grotte principali Grotta a Male e Fonte Grotta. Le cavità più importanti del massiccio sono due. La prima è Grotta a Male (Assergi, numero di Catasto 98A) profonda 85 metri e con uno sviluppo spaziale di circa 600 metri. Una cavità importante anche dal punto di vista storico: è legata infatti all'esploratore Francesco De Marchi, che la visitò il giorno successivo alla prima ascensione del Corno Grande (12-13 agosto 1573). La seconda è Fonte Grotta (Monte Camicia a 2.050 metri di quota, numero di Catasto 147A) con un dislivello positivo di 32 metri e uno sviluppo di 320 metri. Troverete tutte le informazioni su queste due grotte negli approfondimenti suggeriti nel capitolo precedente e in molte altre pubblicazioni già disponibili. Vi forniamo comunque altro materiale:
Scarica l'articolo Fonte Grotta, la risorgenza più alta dell'Appennino
Scarica il rilievo schematico di Grotta a Male. (Nella foto: Speleosub in immersione a Grotta a Male).
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Le altre grotte del Gran Sasso d'Italia Panoramica completa delle cavità minori. Molto meno conosciute sono le tante cavità minori che si aprono alle pendici o anche in quota sui diversi rilievi della catena del Gran Sasso. Ne trovate un elenco abbastanza esauriente nell'approfondimento Piccole grotte sotto il Grande Sasso suggerito nei capitoli precedenti. Qui di seguito presentiamo un elenco di tutte le cavità conosciute (con il riferimento al Catasto, se presente):
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Le nostre esplorazioni L'attività Niphargus nel Parco nazionale del Gran Sasso. Il nostro gruppo, oltre ad aver visitato in più occasioni Grotta a Male e Fonte Grotta (anche con una ricognizione invernale), ha avuto modo di esplorare la zona Rigopiano-Farindola con la discesa (il primo maggio 1998) di alcuni dei tanti pozzi presenti nell'area. In precedenza, incuriositi dal racconto di Ernesto Sivitilli nella Guida al Corno Piccolo del 1930, eravamo andati alla ricerca del fantomatico Budello dei Sei in Val Maone: localizzandolo, esplorandolo e topografandolo il 21 maggio del 1989 (Lorenzo Grassi e Fabio Speranza). A fronte degli impressionanti racconti d'epoca, la cavità ha rivelato comunque un interessante sviluppo spaziale di una cinquantina di metri e un dislivello positivo di 10 metri. Scarica il rilievo schematico di Budello dei Sei. Più di recente - nel settembre del 1998 - durante la salita al Pizzo d'Intermesoli - abbiamo individuato alla Sella dei Grilli la promettente Tana dei Grilli, ripromettendoci di tornare a verificarne eventuali prosecuzioni. Si tratta di un piccolissimo inghiottitoio circondato da pietre. (Nelle foto: Un pozzo nella zona di Rigopiano e la Tana dei Grilli). |
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Ipotesi di Speleoglaciologia Il tunnel del Fondo della Salsa (Monte Camicia). Una nuova ipotesi esplorativa nel gruppo del Gran Sasso, assai affascinante, viene dalle possibilità di prospezioni speleoglaciologiche. Considerata la piccola dimensione dei fenomeni presenti si tratta di attività caratterizzate da un forte rischio, che andranno dunque affrontate con tempi e modalità adeguate. Dell'inghiottitoio presente al termine della morena del ghiacciaio del Calderone si è già parlato nei capitoli precedenti. Oltre allo scolo delle acque verso valle, in alcuni periodi è presente anche un piccolissimo tunnel che permette di accedere brevemente sotto la crosta di ghiaccio.
Altre informazioni sull'evoluzione del Ghiacciaio del Calderone Più promettente la galleria segnalata da Giulio Speranza - dopo una ricognizione effettuata il 31 luglio 2005 (i particolari sul sito Monte Geologo) - che si apre nel gigantesco accumulo di neve ghiacciata che resiste tutta l'estate sotto l'imponente parete nord del Monte Camicia, nel Fondo della Salsa. La bocca del nevaio si raggiunge salendo fra grandi macigni: dall'oscurità del tunnel, insieme ad un ruscello, fuoriesce una fortissima corrente gelida. Il getto d'aria è la prova evidente della presenza di condotti che generano un meccanismo circolatorio. La crosta di neve, seppure compatta, è assai precaria dal punto di vista statico. Si tratta di un fenomeno che merita di essere studiato meglio quando le condizioni della zona - dopo il rigido inverno e le pericolose valanghe primaverili - tornerà avvicinabile. (Nelle foto: Due vedute del tunnel del Fondo della Salsa). |
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