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Alla scoperta del mondo sotterraneo Viaggio al centro della terra |
La grotta di Monte Travo. |
Curiosità, scoperta e meraviglia sono i cardini del mondo speleologico: un mondo senza padroni dove si è padroni di sè stessi. Una terra dove scorre impetuoso, nel buio più fitto, il fiume ignoto del mistero, della libertà e dell'avventura. È davvero l'ultima "frontiera da immaginare" sul nostro pianeta (come l'ha definita lo speleologo Andrea Gobetti). Le leggende narrano di abissi senza fondo, perché senza fine è il desiderio umano di conoscere, di sapere cosa c'è dietro, dopo, oltre. Un lungo filo si dipana tra mitologia e letteratura: le irresistibili sirene di Ulisse, il Viaggio al centro della Terra sognato da Verne, le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie . Perché scendiamo sottoterra? Cerchiamo la risposta a luci spente: nell'acqua polverizzata di una cascata; nel silenzio di una sala così grande da non avere più pareti; nel riflesso degli occhi verdi di un lago scintillante; nelle ali socchiuse di un pipistrello che dorme a testa in giù; nel pozzo che precipita per centinaia di metri di vuoto che fanno galoppare il cuore; in una strettoia che soffoca, accanto a fango, fatica, sudore e gioia. Una gioia che diventa incontenibile quando - magari al termine di una dura esplorazione - si è i primi a posare lo sguardo in ambienti sconosciuti agli esseri umani.
La risposta, allora, soffia nel vento di libertà che attraversa il cuore della montagna. Sopra, in superficie, tutto segue un perché, una logica. Sotto no. Ne sono testimoni le "eccentriche", concrezioni che sfidano la legge di gravità disegnando nell'aria morbidi arabeschi. Anche il tempo si annulla. Minuti, ore e giorni sono scanditi dalle emozioni di un'invenzione che nasce ogni secondo sotto le nostre mani e i nostri piedi. Non roviniamola. Lasciamo le immondizie - fisiche e mentali - fuori dal delicato mondo ipogeo, impariamo questo gioco per gradi e sarà bellissimo, entriamo in grotta a piccoli passi. La speleologia si impara davvero solo praticandola. Rivolgetevi allora a un gruppo grotte della vostra regione o città: troverete gente incredibile, curiosa e straordinaria - gli speleologi - con i quali potrete condividere in sicurezza questa fantastica esperienza. |
Riflessione di Giovanni Badino
Chi ce lo fa fare di scendere nelle grotte? Il fatto che è molto bello. È un'attività nella quale si prende un mucchio di freddo, ci si bagna, si fa spesso una fatica veramente bestiale: ma nell'insieme è molto bella. Forse penserete: "Sarà perché vedete dei posti belli, delle belle concrezioni". Sì, certo, nelle montagne ci sono cose e luoghi estremamente belli, ma non è solo (e non è tanto) quello il motore: infatti capita molto più spesso di attraversare posti decisamente brutti e le concrezioni sono sempre rare. Il motore principale che spinge sottoterra è la possibilità di viaggiare in un immenso mondo inesplorato. Si viene a scoprire che esiste il mistero nel territorio che ci circonda, che esistono pareti e precipizi nell'oscurità di luoghi impensabili, scavati poco al di sotto di posti solari che facevano credere di essere completamente abbracciabili con lo sguardo. A volte si riesce a vagare in mondi giganteschi e mai visti da esseri umani, ad esplorare i fiumi a monte delle sorgenti, a contemplare il riunirsi delle loro acque nel buio. Si imparano a vedere le montagne non solo dotate di superficie, ma di volume. Insomma, ne vale veramente la pena. La speleologia non è un alpinismo all'ingiù. Con l'alpinismo ha in comune alcune tecniche di arrampicata e il fatto che le due attività si praticano soprattutto in montagna (ma gli alpinisti vanno più in alto). Speleologi ed alpinisti, inoltre, hanno in comune alcuni materiali e questo fatto, marginale, è quello che più induce gli ignari a pensare alla speleologia come ad una variante dell'alpinismo. È sbagliato, anche solo perché li utilizzano in modo diverso: gli alpinisti si spostano sulla roccia e usano le corde per rimediare alle cadute, gli speleologi in genere rifuggono dalla roccia e si spostano proprio sulle corde (ma, ahimè, la roccia non rimedia alle cadute anche se le arresta...). Tuttavia queste differenze sono piccole: quella essenziale è che l'alpinista conosce il luogo geografico dove andrà, l'esploratore ipogeo no. L'uno vuole cimentarsi nel superamento di un problema arduo, l'altro soprattutto vedere le vie dell'acqua dentro una montagna. L'ambiente mentale in cui si muove l'alpinista è la difficoltà, quello dello speleologo l'ignoto. Lo speleologo è un geografo. Si immagini un continente sempre pieno di nebbie, di cui sia possibile conoscere solo le coste, vedere le foci dei fiumi. Se l'alpinismo fosse l'inoltrarsi nelle nebbie dell'interno, risalire i fiumi oscuri sino alle sorgenti, risalire pareti alla cieca, disegnando e rilevando i percorsi e le vie alternative, se fosse misurare vette nel buio scoprendo pareti, valli, connessioni fra le montagne, allora la speleologia sarebbe alpinismo all'ingiù. |
Il mondo interno:un percorso fra speleologia e psicologia di Graziano Agolini "L'uomo è l'unica creatura della terra che abbia volontà di guardare all'interno di un'altra". È forse da questa breve frase, ripresa da un libro di G. Bachelard (1994), che si potrebbe cominciare per una riflessione sulla speleologia e la psicologia e cogliere alcune "affinità elettive"... tra lo studio dell'interno del mondo e quello del mondo interno. Questa la premessa di un bellissimo saggio - ancora in via di evoluzione - scritto da Graziano Agolini e pubblicato negli atti del XIX Congresso Nazionale di Speleologia (tenuto a Bologna dal 27 al 31 agosto 2003). Qui di seguito ne potete scaricare la versione integrale in formato Word (100K). Chi è interessato ai temi trattati può contattare direttamente l'autore via mail agoline@tiscali.it.
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