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Progetti di ricerca Speleoglaciologia |
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Le grotte trasparenti
Grazie ai fenomeni di fusione e scioglimento, all'interno dei ghiacciai si possono formare grandi strutture carsiche, anche relativamente stabili. I torrenti che scorrono in superficie aprono dei pozzi (mulinelli) nei punti di maggior debolezza della massa glaciale e le cascate che vi precipitano li scavano sino a circa 160 metri di profondità. Più in giù la pressione è tale che il ghiaccio scorre lentamente e riempie eventuali cavità e questo obbliga l'acqua a procedere per vie sub-orizzontali anche per decine di chilometri. Le cavità nel ghiaccio sono simili a quelle carsiche - con pozzi, meandri e scallops sulle pareti - ma hanno la particolarità di mutare morfologia e dimensione rapidamente, a seconda della temperatura estiva. La Speleoglaciologia - i cui primi studi organici sono iniziati da pochi anni anche grazie all'opera di ricercatori italiani (in particolare del team "La Venta" - è un interessante campo di approfondimento per il futuro. Esplorare le grotte nel ghiaccio è un'esperienza bellissima, soprattutto per l'incantevole luce azzurrina e impalpabile che filtra dall'esterno e rende l'ambiente irreale; ma è anche un'avventura pericolosa: finire in acqua può essere fatale, mentre la fusione del ghiaccio rende queste cavità soggette a crolli o a piene improvvise e violente. Per approfondire l'argomento consulta gli articoli:
Patagonia underground (Spedizione La Venta)
Tuoni nel ghiaccio. Speleologia glaciale alla fine del mondo
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© Foto di Giuseppe Antonini.
© Foto di Paolo Petrignani. |
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Ipotesi di Speleoglaciologia in Appennino Il ghiacciaio del Calderone (Gran Sasso d'Italia). Anche l'Appennino, nel suo piccolo, presenta dei fenomeni di carsismo glaciale. Considerata però la ridotta dimensione dei ghiacci presenti l'esplorazione è caratterizzata da un forte rischio e le prospezioni di studio vanno programmate con tempi e modalità adeguate. L'emergenza più nota - e conosciuta da lungo tempo - è sicuramente quella legata alla morena del ghiacciaio del Calderone ospitato in una bellissima conca sotto la vetta più alta del Gran Sasso d'Italia. Oltre all'interessante scolo delle acque verso valle (con il periglioso Ruscello della Morte), in alcuni periodi è presente un piccolissimo tunnel che permette di accedere brevemente sotto la crosta di ghiaccio. In passato è stata segnalata anche la presenza sia di inghiottioi fra i grandi massi di fine morena che di un piccolo specchio d'acqua (il Lago Sofia) che si formava quando i canali di assorbimento - in stagioni di forte scioglimento - venivano occlusi da detriti. Sullo stato di "salute" del Calderone - considerato il ghiacciaio più meridionale d'Europa - esiste una vastissima documentazione. In particolare, anche fra gli studiosi, si sono alternate fasi di pessimismo (durante le quali il ghiacciaio veniva dato per estinto) e altre in cui si gridava alla resurrezione e all'ampliamento della superficie coperta in modo perenne. Si tratta in ogni caso di un fenomeno tenuto sotto stretta osservazione dagli scienziati che cercano riscontri concreti per ricostruire l'andamento dei cambiamenti climatici globali del nostro pianeta. In questo senso l'eventuale prospezione nel cuore di ghiaccio potrebbe apportare ulteriori dati e magari anche qualche sorpresa. Qui di seguito vi proponiamo una selezione di articoli più o meno recenti sul Calderone:
Scarica le descrizioni del ghiacciaio del Calderone, del Lago Sofia e del Ruscello della Morte
Scarica l'articolo "Sulle variazioni del Ghiacciaio del Calderone"
Scarica l'articolo "Freddo, caldo... Calderone"
Scarica l'articolo sullo stato del Calderone
Scarica l'articolo "Resiste sotto le pietre il Calderone"
Scarica l'articolo "Quel ghiacciaio nascosto tra i monti"
Scarica l'articolo "Rispunta il ghiacciaio"
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© Foto di Giulio Speranza. |
Il tunnel del Fondo della Salsa (Monte Camicia).
Un secondo interessante fenomeno speleoglaciologico da segnalare è la galleria documentata da Giulio Speranza - dopo una ricognizione effettuata il 31 luglio 2005 (i particolari sul sito Monte Geologo) - che si apre nel gigantesco accumulo di neve ghiacciata che resiste tutta l'estate sotto l'imponente parete nord del Monte Camicia, nel Fondo della Salsa. La bocca del nevaio si raggiunge salendo fra grandi macigni: dall'oscurità del tunnel, insieme ad un ruscello, fuoriesce una fortissima corrente gelida. Il getto d'aria è la prova evidente della presenza di condotti che generano un meccanismo circolatorio. La crosta di neve, seppure compatta, è assai precaria dal punto di vista statico. Si tratta di un fenomeno che merita di essere studiato meglio.
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