A cura di Lorenzo Grassi
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Durante la Seconda guerra mondiale il Vaticano ha subito due bombardamenti. Il primo il 5 novembre 1943 e il secondo il 1° marzo 1944. Si tratta di episodi poco conosciuti e assai controversi. Ancora oggi rimasti parzialmente avvolti nel mistero, con una difficile attribuzione delle responsabilità. Per conoscere i dettagli e farvi una vostra idea, qui di seguito potete consultare una consistente documentazione originale (anche fotografica) che ho raccolto e organizzato nel corso degli anni.

 

5 novembre 1943 – Primo bombardamento

Alle 20.10 del 5 novembre 1943 cinque bombe (una delle quali rimane inesplosa) vengono sganciate da un aereo sconosciuto sulla Città del Vaticano. Gli ordigni – di piccolo calibro e di presumibile fabbricazione inglese – cadono ad un centinaio di metri dalla Cupola di San Pietro. Il bombardamento non provoca vittime, si registrano solo due guardie palatine rimaste contuse perchè gettate a terra dallo spostamento d’aria e un gendarme pontificio leggermente ferito alla mano da una scheggia. Pesanti, invece, i danni a diversi edifici. In particolare risultano colpiti con traiettoria obliqua: il retro del Palazzo del Governatorato, la Cisterna d’acqua, il Laboratorio del Mosaico, la facciata della Stazione ferroviaria e il Palazzo del Cardinale Arciprete. Vanno in frantumi i vetri di gran parte dei Musei e della Basilica di San Pietro (fra i quali quelli del tamburo della Cupola e quelli originali del Bernini nella “Gloria” della cattedra).

Pio XII commenterà in privato: Si è avuto maggior rispetto al Cairo, quale centro religioso dell’Islam, che a Roma. E più concretamente ci colpisce il dover riconoscere… che non esiste più, non dico neanche la coscienza cristiana, ma nemmeno quel minimo di umana comprensione e di senso di lealtà nell’agire che dovrebbe bastare per lasciare sicuro il successore di San Pietro nel ristretto lembo di terra che ancora gli è rimasto.

A novembre 1943 la rivista Ecclesia pubblica subito un reportage fotografico senza testo per divulgare i danni provocati dal bombardamento.

Il 27 novembre 1943 viene diffuso il Giornale Luce C0379
con il titolo: “Criminoso attacco aereo alla Città del Vaticano

Questo il testo del video:

La Città del Vaticano, stretta attorno alla Basilica di San Pietro centro spirituale dei cattolici di tutto il mondo, è stata fatta segno ad un criminoso attacco aereo. Quei confini sanciti da patti solenni, che gli eserciti di tutte le nazioni belligeranti si erano impegnati di rispettare, sono stati violati recando offesa ad una neutralità che salvaguarda la paterna, universale missione del Sommo Pontefice ed ingenti tesori della religione e dell’arte. Quattro bombe sono cadute nella zona a tergo della Basilica e solo per breve tratto è stata salva la mole dell’abside e della cupola del tempio michelangiolesco. Il Palazzo del Governatore, che prospetta appunto la parte absidale della Basilica, ha riportato gravi danni dallo scoppio di una bomba caduta nelle sue immediate vicinanze. Una prima devastazione si è prodotta nell’interno di vari uffici e in appartamenti di alti funzionari e prelati. Un’altra delle bombe ha forato il tetto dell’insigne Scuola del Mosaico, che fino dall’antico mantiene viva la tradizione di quest’arte così legata agli edifici e alle immagini del Cattolicesimo. Lo scoppio ha colpito in pieno la sala delle scaffalature che contengono in ben duemila cassette metalliche gli smalti policromi per la composizione dei mosaici. I lavori in corso presso la Scuola e il laboratorio hanno subito guasti notevoli. La buca prodotta da una bomba caduta presso la Stazione ferroviaria della Città del Vaticano. La cittadinanza romana, sentendo profondamente l’offesa arrecata alla città sacra e al Sommo Pontefice, più volte nei giorni successivi all’incursione si è raccolta in piazza San Pietro invocando il Santo Padre e la sua paterna benedizione. In una affollatissima adunata, tenuta a Palazzo Braschi dalla federazione fascista repubblicana dell’Urbe, il federale, l’ispettore del partito e la Medaglia d’oro Barracu in rappresentanza del Governo, stigmatizzarono l’atto criminoso.

Il Papa parlerà ufficialmente nel discorso ai cardinali per gli auguri natalizi
pronunciato il 24 dicembre 1943:

Nel corso di quest’anno la tormenta della guerra si è avvicinata sempre più anche alla Città Eterna; e dure sofferenze si sono abbattute su molti dei nostri diocesani, non pochi tra i più poveri hanno visto il loro focolare distrutto da attacchi aerei. Un Santuario, caro al cuore della Roma cristiana e vero gioiello di una venerabile antichità (il riferimento è alla Basilica di San Lorenzo al Verano e al bombardamento del 19 luglio, ndr), fu colpito e ricevette ferite difficilmente sanabili. Noi siamo mossi a ringraziare Iddio che con la Sua potenza infinita ci accordò protezione, or sono poche settimane, nel momento della incursione aerea contro la Città del Vaticano, appresa con unanime indignazione dagli onesti. Un simile attacco – tanto deliberatamente preparato, quanto poco onorevolmente ed efficacemente coperto sotto il volo dell’anonimo volatore – sopra un territorio sacro ai cristiani, santificato dal sangue del primo Pietro, centro del mondo anche per i suoi capolavori di cultura e d’arte e garantito da solenne trattato, è un sintomo difficilmente superabile del grado di sconvolgimento spirituale e di morale decadimento della coscienza, in cui alcuni animi traviati sono caduti.

Americani e inglesi da una parte e tedeschi dall’altra – lanciandosi accuse reciproche – negheranno ogni responsabilità nel raid (non annunciato dalle sirene antiaereo). Una delle voci circolate con maggiore insistenza vuole che ad effettuare l’attacco sia stato un ex velivolo della Regia Aeronautica – un Savoia Marchetti S.M. 79 “Sparviero” rimasto nelle mani della Repubblica Sociale Italiana – decollato dall’aeroporto di Viterbo e pilotato da un tal “Sergente Parmeggiani” o “Parmegiani”. Obiettivo dell’attacco – che questa tesi vuole orchestrato dai tedeschi e coordinato dal gerarca fascista Roberto Farinacci – gli impianti di Radio Vaticana, sospettati di trasmettere preziose informazioni militari agli anglo-americani (impianti rimasti integri).

   
I danni al palazzo del Governatorato nel bombardamento del 5 novembre 1943.

Alcuni elementi documentali a sostegno della “pista” fascista sono stati presentati nel libro “1943 Bombe sul Vaticano” di Augusto Ferrara, pubblicato nel 2010 dalla Libreria editrice Vaticana. Nel corso della presentazione del libro il cardinale Giovanni Lajolo (presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano) ha dichiarato: “Fu un episodio meschino, vile, perché diretto contro uno Stato inerme e indifeso come la Santa Sede, dove ci si chiedeva che senso potesse avere un evento di quel genere se non quello dell’insulto. Quello fu l’unico atto di violazione della sovranità territoriale dello Stato del Vaticano da quando è stato creato, ma comunque la Città del Vaticano dimostrò, per quanto fosse piccola, l’efficacia della sua funzione di usbergo per il Papa di cui assicurò la libertà e l’indipendenza”. Ricordando che nemmeno i nazisti osarono violare la neutralità del Papa e della Santa Sede, il presidente del Governatorato ha sottolineato la “viltà” dell’attacco sferrato contro il Vaticano, “perché – ha detto – si compie l’atto e ci si nasconde”. Dell’episodio poi, si parlò poco, ha spiegato ancora il porporato, “perché c’erano cose molto più grandi a partire dalla tragedia della divisione dell’Italia” ormai in piena guerra civile. “Se non si è più parlato di quel giorno – ha concluso Lajolo – i segni però sono rimasti. Infatti dietro il Palazzo del Governatorato ci sono ancora le tracce dei proiettili e delle schegge che hanno ferito l’esterno oltre che l’interno dell’edificio”.

Qui gli articoli pubblicati in occasione della pubblicazione del libro nel 2010 dall’Osservatore Romano, dal Corriere della Sera e un’intervista di Radio Vaticana all’autore Augusto Ferrara.

In particolare nel libro si fa riferimento ad una intercettazione telefonica dell’8 novembre 1943 tra un sacerdote residente a Viterbo e il gesuita padre Pietro Tacchi Venturi, che era in contatto con il Segretario di Stato cardinal Maglione. Il sacerdote avrebbe riferito dell’aereo Savoia Marchetti pilotato dal sergente Parmegiani partito dall’aeroporto di Viterbo per ordine di Farinacci. Più esattamente l’8 novembre 1943 Ugo Guspini, agente dei servizi segreti italiani, avrebbe registrato una conversazione tra padre Giuseppe e Tacchi Venturi. Padre Giuseppe informava il gesuita di essere appena tornato dalla base dell’Aeronautica di Viterbo dove gli era stato detto da qualcuno – che sarebbe stato presente durante l’intera operazione – che l’attentato era opera di Farinacci e di un pilota romano con un Savoia Marchetti.

Questa tesi fu riportata all’epoca anche dal conte Dalla Torre e corroborata nel dopoguerra dalla testimonianza di Eitel Friedrich Möellhausen, all’epoca incaricato d’affari presso l’Ambasciata tedesca a Roma, che nel suo libro di memorie “La carta perdente” ha scritto: “L’autore di tale meravigliosa impresa era il Signor Farinacci, il quale d’altronde, se non se n’è mai vantato negli ambienti tedeschi, non ha neppure mai smentito il fatto. Questa incredibile e privata iniziativa del gerarca fece andare su tutte le furie Kesselring e fu trovata idiota da Hitler stesso; ma cosa accadde al Signor Farinacci per questo? Nulla”.

Questa attribuzione, però, è stata messa in dubbio da ricerche più recenti (come quella di Gregory Alegi e quella di Pietro Cappellari, entrambe del 2011) che hanno approfondito la circostanza della possibile partecipazione di un aviatore italiano al raid. Punto sul quale non sono stati trovati riscontri: la nascente Aeronautica Nazionale Repubblicana aveva un solo Savoia Marchetti S.M. 79, che difficilmente avrebbe potuto trovarsi a Viterbo (sotto controllo tedesco); inoltre i due piloti con il cognome Parmeggiani erano in altri posti e schierati con gli Alleati.

   
Il buco nel soffitto della Scuola del Mosaico e le tracce ancora presenti alla Stazione.

Nel libro del 1981 “Ali e poltrone” di Giuseppe D’Avanzo si legge invece (senza fonte) che nel 1973 “un aviatore americano” avrebbe confessato di aver lanciato le bombe di ritorno da un’azione su Castelnuovo di Porto.

Anche l’avvocato penalista Giorgio Angelozzi Gariboldi nel suo libro “Il Vaticano nella seconda guerra mondiale” sostiene la pista americana e scrive che l’informazione fu data al Segretario di Stato Tardini da monsignor Walter Carrol, che disse di averlo saputo a sua volta in via confidenziale da un alto ufficiale americano che era capo missione militare ad Algeri. La finalità del raid sarebbe stata quella di suscitare una reazione della Santa Sede contro i nazisti. Ma i riferimenti ad Algeri sono relativi ad una prima parziale ammissione degli Alleati, che fu poi ritrattata dopo la verifica della situazione sui cieli di Roma nella sera del 5 novembre 1943.

Nel volume 7 degli “Actes et documents du Saint Siège relatifs à la seconde guerre mondiale” (pubblicato nel 1973) c’è una nota scritta nel 1944 da monsignor Domenico Tardini che fu testimone diretto dell’episodio:

Il (primo) bombardamento del Vaticano avvenne il 5 novembre 1943, alle ore 20,10. Era una serata molto chiara e serena. La luna rendeva ottima la visibilità. Si sentì, per più di mezz’ora, un aeroplano girare insistentemente su Roma e, in specie, sul Vaticano.

[ Tardini aggiunge in nota: Era questo il sistema ordinario. Nell’ottobre 1943 un aeroplano, verso le tre del mattino, dopo aver sorvolato a lungo Roma, gittò tre o quattro bombe in Trastevere. Lo stesso sistema fu seguito quando, qualche mese dopo, furono gettate bombe presso il Santo Officio. Idem quando le bombe caddero a Via Mecenate. Ciò teneva la popolazione in orgasmo.

Del bombardamento di Trastevere, in data 21 ottobre 1943, parla il libro “La cittadella sul Gianicolo di Antonazzi che riferisce di “tre bombe in via Dandolo, presso il Ministero dell’Educazione Nazionale” e di tre morti. Viene riferito al 20 ottobre 1943 in una nota della Segreteria di Stato vaticana. Viene dato come inesistente sul Corriere del 9 novembre 1943. Restano misteriosi gli attacchi contro le cliniche Polidori e Villa Bianca portati a termine apparentemente da singoli velivoli rispettivamente il 12 e 14 febbraio 1944, secondo alcune fonti il primo dovuto ad un duello tra aerei inglesi e tedeschi; mentre il secondo attribuito ai tedeschi ]

Tornando alla testimonianza diretta di Tardini:

Verso le 8,10, mentre una squadriglia alleata sorpassava il Vaticano, l’aeroplano che aveva fino allora girato su Roma, gettò quattro bombe (in realtà cinque ma una rimase inesplosa, ndr) e si dileguò. Le bombe caddero nei giardini vaticani: la prima presso la Radio ricevente, un’altra presso il palazzo del Governatorato, una terza sopra il laboratorio dei mosaici, la quarta presso il palazzo del Cardinale Arciprete. Se fossero cadute pochissimi metri più in là, avrebbero colpito la Radio, il Governatorato, il palazzo dei Tribunali (dove dimoravano i diplomatici) e quello dell’Arciprete. I danni furono notevoli perché tutti i vetri andarono in frantumi. Nessuna vittima umana. L’unica sarei forse stato io stesso, se mi fossi trovato nel mio studio (ero, invece, nel corridoio, avviato verso lo studio).

La voce comune, e la comune indignazione, accusarono i tedeschi, e, forse più, i fascisti repubblicani. Quest’ultima opinione fu rinforzata da alcuni appunti circa una conversazione telefonica di Barracu (sottosegretario agli Interni) dati da una (a me sconosciuta) telefonista al Santo Padre. Dopo qualche mese, però, giunse a mons. Montini una lettera di mons. Carroll, americano, della Segreteria di Stato, che si trovava ad Algeri per organizzare un servizio notizie per militari e civili, nella quale era detto chiaramente che le bombe erano state gettate da un americano. Il 5 novembre è per l’Inghilterra (così mi disse P. Hughes) una giornata… antipapale.

[ Si tratta della “Guy Fawkes Night” celebrata in Inghilterra per commemorare il fallimento della cospirazione dei nobili cattolici (la “congiura delle polveri”) che mirava a far esplodere la Camera dei Lord il 5 novembre 1605 per uccidere il re protestante Giacomo d’Inghilterra e il suo governo durante la cerimonia di apertura del Parlamento ]

Quando mons. Carroll, nel giugno 1944, venne a Roma, io lo interrogai e seppi da lui che quell’aviatore americano avrebbe agito o per crearsi una fama o per malvagità. Mons. Carroll non sapeva se quel delinquente fosse stato punito. Forse, finita la guerra, potremo sapere come andarono le cose.

Nelle note degli Actes si ricorda come Tardini avesse la sua residenza all’ultimo piano del palazzo del Governatorato e come il prelato romano, accennando alle porte e alle finestre divelte, avrebbe detto ad uno dei suoi collaboratori: “Città aperta!”. Dettaglio meno noto è l’ospitalità che il sostituto Giovanni Battista Montini offrì a Tardini nel suo alloggio: faceva freddo e i vetri non c’erano più.

Il messaggio di monsignor Walter S. Carroll al quale fa riferimento Tardini come rivolto a monsignor Montini era in realtà rivolto al cardinale segretario di Stato Maglione e porta la data del 13 novembre 1943, con il seguente testo: In una conversazione con il Capo dello staff americano la scorsa settimana, sono stato informato in via strettamente confidenziale che ritengono che il bombardamento del Vaticano sia probabilmente attribuibile a un pilota americano che ha perso l’orientamento; infatti, un altro pilota americano ha riferito di aver visto un aereo alleato sganciare il proprio carico sul Vaticano. Il Generale ha espresso il suo sincero rammarico ed ha assicurato che sarebbero state prese severe precauzioni per evitare il ripetersi di simili incidenti.

Ma il “rapporto Carroll” sembra riferire solo un’opinione che circolava in Algeria. L’8 novembre 1943, Harold Macmillan, allora ministro britannico residente ad Algeri, aveva informato il Foreign Office con un telegramma segretissimo (“Penso che probabilmente abbiamo bombardato il Vaticano”). Secondo questa versione un Boston di una formazione di sette, impegnato in un’operazione a Nord di Roma, per un problema al motore si sarebbe liberato alla cieca delle bombe tra le nuvole per alleggerire il carico.

   
Il sopralluogo della commissione coordinata dall’ingegnere Galeazzi.

Nei report inglesi della Raf (dunque non si tratta di piloti “americani”) si riferisce di otto velivoli impegnati nella notte tra il 5 e il 6 novembre 1943 e si precisa che il velivolo rientrato prima per problemi al motore è atterrato a Foggia alle 20.10 dopo aver lanciato le bombe sugli obiettivi prefissati.

Il Foreign Office aveva fatto notare, inoltre, che durante il bombardamento sul Vaticano la visibilità era perfetta (notte chiara e senza nuvole). Una successiva indagine del Ministero dell’Aria britannico aveva poi accertato che le bombe sganciate dal Boston erano cadute su Arce (a Sud di Roma). In linea teorica il pilota che aveva assistito al bombardamento avrebbe dunque potuto scambiare erroneamente il Savoia-Marchetti con un apparecchio degli Alleati.

Forse consapevoli del fatto che le bombe utilizzate erano di fabbricazione inglese, le autorità della Gran Bretagna precisarono comunque che ciò non provava nulla in quanto avrebbero potuto essere ordigni provenienti da velivoli catturati, proprio per essere usati a scopo di depistaggio.

La religiosa Jessica Lynch nel suo dettagliato diario “Inside Rome with the Germans” pubblicato nel 1945 riporta una cronaca di quei giorni, con le diverse versioni che erano circolate, e scrive tra l’altro:

Lo hanno fatto. Il Vaticano è stato bombardato. Ieri sera, intorno alle 8.10, un aereo che volava basso sopra la Città del Vaticano ha sganciato quattro bombe in una sorta di linea diagonale da Sud-Est a Nord-Ovest. Si dice che i danni siano pesanti, ma ciascuno può giudicare meglio in prima persona. Io spero di poterlo fare lunedì. I giornali, naturalmente, hanno pubblicato articoli di isterica condanna della brutalità degli Inglesi, per la sfrontatezza di un attacco alla dimora del Papa e alla sua stessa vita (…) nonostante i fiumi di inchiostro, e la propaganda radio, i romani continuano a sostenere con convinzione che sono stati i tedeschi. Subito dopo l’episodio, alcuni importanti ufficiali tedeschi si sono presentati in Vaticano, preoccupati e pronti a portare a termine un’approfondita indagine sul posto. I giornali hanno scritto che l’indagine è stata svolta, ma è falso, perchè la loro offerta di aiuto è stata educatamente rifiutata e non sono stati fatti entrare. La probabilità più forte riguardo l’identità del pilota è che si sia trattato del segretario di Farinacci a bordo di un aereo tedesco (…) Tutti sanno che i tedeschi hanno da parte numerose bombe inglesi da usare esattamente in casi come questo. Appare abbastanza chiaro che l’obiettivo era la stazione radio vaticana, l’unico mezzo attraverso il quale il Papa può comunicare liberamente con il mondo esterno. Ma la stazione è stata completamente mancata e gli impianti non sono stati danneggiati”.

Jessica Lynch prosegue riferendo delle dimostrazioni di affetto in piazza rivolte al Pontefice anche nei giorni seguenti, dei danni sofferti dalla Basilica e dai palazzi del Vaticano (che, per i soli vetri, ammontano ad un milione di lire). Alla data del 10 novembre scrive: “Gli inglesi hanno fatto sapere ieri che hanno avuto il rapporto completo sugli aerei dislocati la sera di venerdì. Nessuno di questi era vicino Roma”. E conclude: “Le quattro ragioni addotte dai commentatori inglesi per attribuire il bombardamento ai tedeschi non appaiono convincenti: 1) Per mostrare la necessità di una protezione tedesca; 2) Per mostrare che non è sicuro per il Papa restare in Vaticano; 3) Per avere il pretesto di portare via dal Vaticano i tesori d’arte per trasferirli in un posto sicuro; 4) Per indurre il Papa a protestare contro l’attentato per creare tensione tra lui e gli Alleati”.


Il sopralluogo della Commissione coordinata dall’ingegnere Galeazzi.

Di recente si sono aggiunte le testimonianze sui danni del bombardamento provenienti dalle lettere conservate nell’Archivio Nogara: Bernardino Nogara, all’epoca delegato all’Amministrazione speciale dei beni della Santa Sede, abitava infatti con la sua famiglia al secondo piano del Palazzo del Governatorato. In alcune missive anche Nogara attribuisce la responsabilità del bombardamento del 5 novembre 1943 al “ras di Cremona”, ovvero Roberto Farinacci:

Infine va segnalato l’importante studio pubblicato nel 2016 dalla ricercatrice Patricia M. McGoldrickWho bombed the Vatican? The Argentinean Connection” che ha ripercorso la documentazione esistente sull’episodio ed ha rilanciato la pista dei mandanti tedeschi con esecutori fascisti italiani.

Nelle sue conclusioni, la ricercatrice scrive:

Allora, chi ha bombardato il Vaticano? Sebbene non esaustive, tutte le prove disponibili rimandano ad un’operazione di propaganda accuratamente orchestrata dai tedeschi ma senza successo, eseguita volontariamente dall’estremista anticlericale fascista Roberto Farinacci, che non ha mai negato questa circostanza, per volere dei suoi maestri nazisti a Berlino.

Questi ultimi erano ansiosi di contrastare i danni della propaganda degli Alleati sui giornali argentini, che minacciava le relazioni diplomatiche con quel Paese – ultimo punto di appoggio rimasto per i tedeschi in America Latina.

Sebbene Pio XII potesse essere a conoscenza dell’identità del colpevole e della falsa natura del bombardamento, probabilmente non fu mai consapevole del suo vero scopo, ovvero della connessione argentina che potrebbe averlo scatenato, o della situazione che aveva visto il Vaticano diventare una mera pedina nella guerra di propaganda tra le due potenze dell’Asse e degli Alleati.

McGoldrick segnala il manifestino lanciato a partire dal 15 luglio 1943 dagli Alleati prima del bombardamento di San Lorenzo nel quale con curiosa preveggenza si leggeva, tra l’altro: “È possibile inoltre che, per rendere più verosimili le sue menzogne, il governo fascista stesso o i suoi associati tedeschi faranno cadere delle bombe nel centro di Roma, e forse anche sulla Città del Vaticano. (…) Potete quindi concludere che se qualche bomba dovesse cadere lontana dagli obbiettivi militari essa sarà fatta cadere per opera dell’Asse nel suo sforzo deciso di ingannare la vostra fede”.


Il volantino lanciato dagli Alleati sin dal luglio del 1943.

La ricercatrice segnala che solo un mese prima, il 9 ottobre 1943, l’Ambasciatore di Germania presso la Santa Sede aveva consegnato al Papa una dichiarazione che rimarcava come la Germania avesse “finora rispettati i diritti sovrani e l’integrità dello Stato della Città del Vaticano” e fosse decisa “a rispettarli egualmente anche in avvenire”. Il Santo Padre “ha con soddisfazione preso atto di questa dichiarazione”.

Spicca la sospetta urgenza delle autorità tedesche, subito accorse in Vaticano, nel voler procedere ad un’indagine sulle bombe. Con ogni evidenza per “scoprirne” la fabbricazione inglese. La delegazione però non fu fatta entrare né collaborare all’inchiesta.

Documentazione cronologica

5 novembre 1943

Nota inviata al Comando della Guardia Nobile del Corpo di Sua Santità presso la Città del Vaticano, il gendarme Luigi Turchetto:

Mi onoro riferire che oggi alle 20 e dieci minuti circa, mentre mi trovavo di servizio alla Stazione Ferroviaria ed ero in procinto di apporre la firma all’orologio di controllo che trovasi a sinistra del Cancello Ferroviario ho udito distintamente il rumore continuo di un aereo che volava a bassa quota. Non mi è stato possibile vederlo, impeditone dalla oscurità. Dal rumore del motore mi è sembrato che l’apparecchio provenisse nord-est. Ha sorvolato la Stazione Ferroviaria Vaticana e quindi allontanatosi di poco è immediatamente tornato indietro. Ho quasi subito udito un sibilo ed uno scoppio prolungato che mi ha dato l’impressione della esplosione quasi contemporanea di più bombe. La prima di esse è caduta sulla scarpata in prossimità del muro di cinta dello Stato della Città del Vaticano lato Stazione S. Pietro; la seconda è caduta sul terrazzo dello Studio del Mosaico; una terza dietro il palazzo del Governatorato ed una quarta nei Giardini Vaticani in località che sul momento non ho potuto individuare.

6 novembre 1943

Telefonata tedesca

Alle 7.55 del 6 novembre Weizsacker telefona a mons. Montini “per dire che siccome le radio degli Alleati già annunciano il bombardamento della Città del Vaticano come compiuto dai Germanici, egli è autorizzato dal Comando militare tedesco a dichiarare nella forma più esplicita che né bombe né bombardieri germanici sono colpevoli del triste fatto. Si riserva di dare ulteriori smentite a questa imputazione appena avrà ricevuto istruzioni dal suo governo”. Montini non darà seguito a questa precisazione nelle sue comunicazioni e questo spingerà gli emissari tedeschi ad esprimere “un certo disappunto” perchè “nella nota inviata non si tiene conto della telefonata fatta nelle prime ore della mattina di sabato, con la quale si assicurava che l’incursione non era imputabile ai Tedeschi”.

6 novembre 1943

Note del Vaticano

Il cardinal Maglione scrive un telegramma ai Rappresentanti della Santa Sede: Ieri 5 novembre ore 20,10 un aeroplano dopo aver sorvolato ripetutamente Città del Vaticano lanciava quattro bombe su territorio Vaticano in prossimità Basilica San Pietro. Grazie a Dio non si lamentano vittime; gravi danni materiali.

Lo stesso giorno la Segreteria di Stato del Vaticano scrive all’Ambasciata della Germania, alla Legazione della Gran Bretagna e all’incaricato d’affari degli Stati Uniti per invitare i tre Paesi ad avviare inchieste per far luce sull’episodio. Nella missiva si ricordano le norme del Diritto internazionale che “vietano agli aeromobili di qualsiasi specie di trasvolare sul territorio del Vaticano” e si domanda alle competenti Autorità (germaniche, inglesi e americane) “che facciano eseguire una sollecita ed accurata inchiesta allo scopo di accertare a chi debba attribuirsi la responsabilità del deplorevolissimo fatto”. Si aggiunge che “poichè si tratta di un aeroplano che, con un’atmosfera serena e bene illuminata dalla luna, per parecchio tempo ha sorvolato Roma e il Vaticano, non sembrerebbe difficile giungere alla desiderata e doverosa identificazione”. Si conclude invitando a dare “ordini severissimi a tutti gli aviatori affinchè cessino dal sorvolare il territorio della Città del Vaticano”.

6 novembre 1943

Osservatore Romano

Ieri sera, alle 20,10 da un aereo, che fu visto per qualche tempo volare a bassa quota, sono state sganciate quattro bombe sul territorio della Città del Vaticano. Esse caddero su una diagonale che va dall’antico Osservatorio astronomico alla Stazione ferroviaria. Una bomba cadde presso il serbatoio dell’acqua, un’altra nell’angolo fra la chiesa del Governatorato e il Palazzo degli uffici, una terza sul piazzale della Stazione, e precisamente sopra il Laboratorio del Mosaico, una quarta alla sommità della discesa che conduce alla Piazza di Santa Marta, presso la palazzina del Cardinale Presidente della Pontificia Commissione dello Stato Città del Vaticano. Grazie al Cielo non si debbono deplorare danni alle persone. È stato colpito in pieno giorno, con gravi conseguenze, sì da averne sfondato il tetto, nonostante il suo spessore, il Laboratorio del Mosaico ed altri notevoli danni, per il violentissimo spostamento d’aria, sono stati arrecati al Palazzo del Governatorato, a tutti gli edifici prospicienti la piazza di Santa Marta e a moltissime vetrate della Basilica Vaticana, compresa quella del Bernini, rimanendo illese quelle della Cupola provvidamente socchiuse. La Basilica stamane è rimasta chiusa. L’impressione in Roma per l’accaduto è stata profonda durante tutta la mattinata numerosi gruppi di persone si sono avvicendati nei pressi della Città del Vaticano, commentando con sincera commozione il triste episodio. Dalle ore 10,30 in poi si raccoglieva nella Piazza di S. Pietro numerosa folla sempre rinnovantesi, e improvvisava dovute dimostrazioni al Santo Padre, Che si doveva più volte affacciare ad una delle finestre della Sua Biblioteca privata, benedicendo e ringraziando i fedeli per lo spontaneo attestato di affetto. Esprimiamo la più viva deplorazione per questa violazione dello Stato della Città del Vaticano, la cui neutralità, da tutti riconosciuta, salvaguarda la paterna universale missione del Sommo Pontefice e così ingenti tesori della Religione e dell’arte.

6 novembre 1943

Agenzia Stefani

Il Quartier Generale alleato nel Nord Africa ha diramato la seguente nota a proposito del bombardamento della Città del Vaticano: “Da una completa ed accurata investigazione sulle missioni effettuate durante la notte del 5 novembre è risultato che gli equipaggi si sono attenuti alle precise istruzioni ricevute e che essi non hanno bombardato la Città del Vaticano”. Si ricorderà che gli angloamericani avevano precedentemente annunciato che nessuno dei loro bombardieri si era levato in volo nella zona durante la notte del 5. L’informazione nemica, che viene ora ad ammettere in contraddizione con il comunicato precedente, che aerei alleati hanno compiuto voli nella suddetta notte, costituisce una prova della malafede nemica: dopo appena 24 ore gli angloamericani sono costretti a ritornare sulle loro dichiarazioni ufficiali. In tutte le chiese della capitale per disposizione del vicario generale del Papa, cardinale Marchetti Selvaggiani, si svolgono funzioni di ringraziamento per avere Dio  risparmiato la vita del Santo Padre dal barbaro attacco compiuto dai piloti anglo-americani contro la Città del Vaticano.

6 novembre 1943

Relazione del Ministero degli Esteri Rsi per Mussolini a Salò:

Ieri sera alle ore 20,12 un aeroplano, che da vario tempo girava a quota relativamente bassa nel cielo sovrastante la Città del Vaticano, ha lasciato cadere cinque bombe sul territorio ponti­ficio, arrecando danni ingenti che sarebbero stati addirittura inestimabili se avessero colpito il cuore della Città. Invece le bombe caddero tutte alla periferia dal lato di settentrione. Le cinque bombe sono cadute esattamente: una sopra la galleria che contiene il deposito degli smalti nello Studio del Mosaico; la seconda fra lo Studio stesso e la Palazzina del Cardinale Canali Presidente della Commissione per il go­verno della Città del Vaticano; la terza a pochi metri dal Pa­lazzo del Governatore sul lato sinistro e le altre due su due distinti terrapieni nei pressi della Palazzina addossata alle mura di Leone IV, già occupata da11a Specola e ora del­la Radio Vaticana.

I danni sono ingenti, ma per fortuna non vi sono state vittime, né feriti, né perdite del patrimonio artistico. Sono state soltanto contuse due Guardie Palatine gettate a terra dallo spostamento dell’aria, ed un Gendarme Pontificio è sta­to lievemente ferito ad una mano da una scheggia.

I danni più gravi li ha subiti lo Studio del Mosaico che è stato colpito in pieno. Oltre ai danni all’edificio, sono stati gravissimi quelli subiti da varie opere già ter­minate e pronte per la spedizione. Erano copie della Madonna della Seggiola di Raffaello, di un Angelo di Melozzo da Forlì, del Sacro Cuore del Biagetti, vedute di Venezia, due Madonne del Murillo, la Sibilla, un Angelo del Beato Angelico, la Madonna del Barabino, un Cristo bizantino. Anche un quadro originale di cui era terminata la riproduzione in mosaico, il Buon Pastore del Seitz, è stato danneggiato ad un labbro. Distrutti sono andati pure i campionari dei colori e più o meno danneggiati altri mosaici già composti.

Sono andati poi completamente distrutti i vetri del Palazzo del Tribunale dove sono attualmente i diplomatici di Cina, Brasile, Cuba, Pe­rù, Bolivia, Venezuela, Uruguay, Equador, mentre alcune schegge hanno bucato in più punti le mura. Uguali danni ha subito la palazzina abitata dal Cardinale Nicola Canali, pro­prio in corrispondenza col suo appartamento che è stato colpito da alcune schegge di bomba. Nessun danno edilizio, fortunatamente, ha avuto nel fabbricato la Basilica Vaticana che, però, ha avuto una quantità enorme di vetri infranti, specialmente dal lato dell’abside, compresa la grande vetrata di color d’oro rappresentante lo Spirito Santo che sta a sfondo della Cattedra di San Pietro del Bernini. Danni ha pure riportato il moderno e ricchissimo edificio della Stazione ferroviaria che oltre i vetri rotti è stato colpito in più punti da schegge che hanno addirittura forato le lastre di travertino delle mura perimetrali.

Il Palazzo poi del Governatorato che è stato il più danneggiato, dopo lo Studio del Mosaico. Infatti seri danni ha riportato l’ala sinistra dove sono situati l’Archivio, la Segreteria e l’Uf­ficio del Governatore. Tutti i mobili sono stati sconquassati e sono andati distrutti carte e documenti.

L’appartamento reale che si estende sopra i suddetti uffici ha riportato pure gravi danni e non pochi oggetti del prezioso arredamento, artistici lampadari e alcuni quadri di un certo valore sono stati addirittura strappati dalle pareti e ridotti ad un cumulo informe di rovine. La Radio Vaticana che in quell’ora era in piena attivi­tà ha sospeso subito le trasmissioni che, però, stamane ha già riprese. L’edificio soltanto ha subito lievi danni; ma è stata necessaria l’opera di tutta la nottata per rimettere gli apparecchi in grado di funzionare.

Ieri sera stessa le autorità vaticane si sono recate sul posto e hanno fatto subito iniziare il lavoro di sgombero dei vetri che coprivano vari punti dei viali, e di puntellamento dell’edificio dello Studio del Mosaico e dell’ala del Palazzo del Governatorato dove pezzi di muro minacciavano di crollare. Stamane poi si è recato sul luogo il Cardinale Segretario di Stato. Per tutta 1a giornata vi si sono recati pure numerosis­sime personalità ecclesiastiche e laiche e semplici curiosi. Si prevede che il Papa si recherà sul luogo nel pomeriggio. Stamani alle 10,30 sulla piazza di San Pietro si è riunita una discreta folla di fedeli che ha cominciato a chiamare con vivo affetto filiale il Pontefice. Il Santo Padre che in quel mo­mento si trovava nella Biblioteca privata a lavorare si è af­facciato ed ha benedetto ripetutamente i fedeli della sua ama­ta diocesi. La Basilica di San Pietro è stata chiusa nelle prime ore del mattino e si prevede che resterà chiusa per tutta la giornata, allo scopo di sbarazzare le navate dallo spesso strato di vetri infranti che in tante parti le ingombrano. Si prevede pure che i tecnici faranno degli accertamenti intorno alle condizioni del monumentale edificio.

6 novembre 1943

Report 18th Squadron e 114th Squadron Raf (232° Wing)

Nei report del 232° Wing della Royal Air Force è documentato l’impiego di velivoli del 18 e 114 Squadron nella notte tra il 5 e il 6 novembre 1943 per una ricognizione sulle strade di ingresso a Roma da Nord. In particolare, nel diario di novembre 1943 del 18 Squadron, si riporta il decollo tra le ore 18 e le ore 18.30 da Foggia di 6 aerei, impegnati in bombardamenti per ostacolare i movimenti su crocevia e strade a Nord di Roma tra le 19.05 e le 20.15, con rientro tra le 20.50 e le 22.15. Tra le osservazioni si segnala l’avvistamento di bombe in caduta sulla Città del Vaticano alle 20.07. Si legge, inoltre: “L’osservazione delle bombe che cadevano sulla Città del Vaticano, collegate alle accuse delle radio tedesche secondo le quali gli inglesi avevano bombardato la Città del Vaticano, ha suscitato molto interesse e gli equipaggi sono stati convocati dal comandante ufficiale per un’inchiesta presso il Quartier generale del Wing. Hanno descritto nuovamente la loro ricognizione per evidenziare che non erano responsabili per il bombardamento”. Nel diario del 114 Squadron si riporta invece il decollo di 2 aerei impegnati nella stessa azione (con decollo sempre da Foggia alle 18.42 e 18.49), dei quali uno rientrato prima (alle 20.10) per problemi al motore. Si legge, inoltre: “Sono giunte notizie che il Vaticano è stato bombardato la notte scorsa ed è stata svolta un’inchiesta riguardo il nostro unico velivolo presente nella zona bombardata. È stato appurato che il nostro aereo non è stato responsabile”. Sull’aereo rientrato in anticipo si precisa invece che “ha sganciato le bombe in condizioni meteo sfavorevoli, che comunque sono scoppiate nell’area obiettivo”.

6 novembre 1943

Reazioni stampa inglese

Un articolo riporta che la radio controllata dai tedeschi a Roma ha dato notizia del raid “senza menzionare la nazionalità degli aerei”; mentre una ritrasmissione a Berlino ha affermato che l’attacco è stato sferrato da aeroplani degli Alleati. Più interessante la notazione seguente, nella quale si precisa che “a Londra questa mattina non sono stati dati dettagli dagli Alleati sull’attività sull’Italia la scorsa notte”. Si ricordano però i volantini di propaganda lanciati dagli Alleati durante il raid diurno del 19 luglio 1943 nel quale si prospettava che “tedeschi e fascisti sarebbero stati pronti a bombardare la Città del Vaticano per rendere plausibili le loro menzogne”. E si richiama il fatto che nell’aprile del 1941 una nota di Downing Street asseriva che “il governo inglese era venuto a conoscenza del circostanza che uno squadrone dell’Asse era già pronto a Roma per sganciare bombe catturate ai britannici sul Vaticano nell’eventualità di un raid inglese sulla Capitale”. “È quindi necessario – concludeva la dichiarazione ufficiale – esporre in anticipo questo specifico trucco”.


Guardie e curiosi assiepati intorno ad uno dei crateri provocati dalle bombe.

7 novembre 1943

Risposta della Gran Bretagna e degli Stati Uniti al Vaticano

Sir Osborne risponde all’appello del Vaticano assicurando che Londra avvierà un’inchiesta per far luce sul bombardamento. Osborne ricorda l’impegno di Eden già comunicato al Papa, sin dal giugno 1943, per il totale rispetto del Vaticano durante gli eventuali bombardamenti di Roma necessari a fini militari. Sottolinea, infine, che nello stesso messaggio di Eden si adombrava la possibilità di bombardamenti sul Vaticano messi in atto da velivoli dell’Asse per attribuire la responsabilità agli inglesi. Osborne conclude puntualizzando che in più occasioni si è specificato che il Governo inglese “ha ragione di credere che aerei e bombe inglesi, entrate in possesso delle forze dell’Asse, siano state espressamente predisposte a questo scopo”.

Una lettera di tenore simile viene inviata al cardinal Maglione l’8 novembre 1943 dall’incaricato d’affari degli Stati Uniti, Tittmann.

7 novembre 1943

Corriere della Sera

In un articolo dal titolo “Bombe anglosassoni attorno alla Basilica di San Pietro”, si legge tra l’altro che “oggi (il 6 novembre 1943) il Santo Padre, nella quotidiana passeggiata nei giardini, si è recato personalmente sui luoghi colpiti”. Si riporta, inoltre, la comunicazione del Giornale Radio presso la Città del Vaticano: “Vivissima è stata in tutti gli ambienti l’impressione sul bombardamento della Città del Vaticano. Dalle prime ore di stamani (6 novembre) capannelli di persone stazionavano presso tutti gli ingressi vaticani. Alle 10.30 poi è cominciata una serie di dimostrazioni all’indirizzo del Pontefice sulla piazza di San Pietro. Per ben cinque volte Pio XII è stato costretto ad affacciarsi alla finestra della sua biblioteca privata per rassicurare della sua incolumità e finalmente per benedire la folla”. L’articolo sostiene anche che gli inglesi, sin dal 1941, si sono creati “un falso alibi” prospettando che “a Roma alcune squadriglie erano pronte a sganciare bombe di marca inglese sulla Città del Vaticano qualora l’aviazione britannica avesse bombardato Roma” e lanciando volantini per avvertire “che il governo fascista o i suoi alleati si proponevano di sganciare bombe sul Vaticano”. “È chiaro – conclude l’articolo – che gli inglesi aspettavano soltanto il momento propizio per mettere in atto la criminale impresa e che nel frattempo si preoccupavano di costituirsi un alibi”.

7 novembre 1943

La Stampa

L’attacco aereo alla Città del Vaticano, il primo dall’inizio della guerra, è un premeditato ed efferato atto di ostilità degli angloamericani contro il centro della cristianità, che dimostra, ancora una volta, quali siano i veri sentimenti di umanità e di rispetto degli ultimi barbari verso il Capo del Cattolicesimo e verso tutto il mondo cristiano che trepida per la persona del Santo Padre.Gli anglosassoni “perfezionano” i loro sistemi di guerra e soprattutto la loro perfidia; e i cattolici di tutto il mondo devono sapere che l’altra sera da parte dei cosiddetti apportatori di libertà e di vita si è operato il crimine più nefasto che la guerra possa ricordare. Non vengano gli angloamericani a parlare di errore: ogni romano ha potuto constatare il rombo dei velivoli che volteggiavano sull’Urbe in cerca di bersaglio inerme. I “civilizzatori” di oltre Atlantico e d’oltre Manica hanno definitivamente gettato la maschera: essi si sono finalmente ed apertamente dichiarati nemici della Civiltà e del Cristianesimo e tutto il mondo cattolico prenderà atto di questa macabra dichiarazione fatta attraverso la voce cupa delle bombe che hanno profanata e ferita la Città santa della Cristianità.

8 novembre 1943

Osservatore Romano

Le autorità nella zona colpita. Appena avuta segnalazione di quanto era occorso, in seguito al lancio di bombe che colpirono la Città del Vaticano, le alte Autorità dello Stato e della Segreteria di Stato si sono immediatamente recate sul posto, nella preoccupazione vivissima che danni potessero essere stati sofferti anche dalle persone. Ieri sera l’E.mo Cardinale Canali, Presidente della Pontificia Commissione della Città del Vaticano, accompagnato da Monsignor Principi, ha compiuto un minuzioso sopralluogo, insieme al Sostituto della Segreteria di Stato S.E. Monsignor Montini, a S.E. il Principe D. Carlo Pacelli, Consigliere Generale dello Stato, all’ingegnere Galeazzi, Delegato Speciale della Pontificia Commissione, al Principe S.E.D. Giulio Pacelli, e ad altre personalità. Stamane poi l’E.mo Cardinale Maglione, segretario di Stato, si è a lungo soffermato nella zona colpita. Ivi stamane sono anche convenute alte personalità dell’Urbe. Un accurato servizio d’ordine è stato subito predisposto. Sono stati fatti ieri sera stessa i primi rilievi tanto nel palazzo del Governatorato – ove lo studio del Cardinale Presidente e la sala delle adunanze sono particolarmente danneggiati – quanto negli appartamenti privati del palazzo stesso. Sono state date poi precise disposizioni intese ad attuare i più urgenti provvedimenti per lo sgombero dei detriti e l’incolumità di quanti devono accedere alla zona. Sino a notte inoltrata i componenti l’Ufficio Tecnico, i Vigili del fuoco, la Gendarmeria Pontificia, il Corpo della Guardia Palatina hanno gareggiato nell’opera dei primi lavori. Questa mattina, nella Basilica Vaticana, a cura della Rev.da Fabbrica, si è proceduto ad accurata indagine ai finestroni del tempio. L’E.mo Cardinale Canali questa mattina ha potuto riferire al Santo Padre quanto era stato con ogni urgenza deciso ed è in corso di attuazione. Proprio durante tale Udienza Sua Santità, accedendo alle vibranti acclamazioni della moltitudine in piazza S. Pietro, più volte si affacciava per ringraziare i Suoi diletti figli di Roma e benedirli con viva effusione.

8 novembre 1943

Corriere della Sera

Nell’articolo si richiama il (falso) compiacimento di Stalin per il bombardamento e si sottolinea che “la rapidità con cui Londra si è lanciata ad affermare la sua innocenza, è molto sospetta”. Si riporta una dichiarazione del Quartier generale dell’Africa del Nord: “Per quanto sia evidentemente impossibile stabilire in modo indubbio la caduta di bombe da parte di aeroplani che partecipano alle operazioni notturne, l’investigazione approfondita effettuata nella notte del 5 novembre dimostra che gli equipaggi si sono attenuti alle istruzioni precise ricevute e non hanno bombardato la Città del Vaticano”. Si precisa, infine, riguardo al bombardamento che “i danni sono ingenti, ma per fortuna non vi sono state vittime, ma solo contuse due guardie palatine, gettate a terra dallo spostamento d’aria e un gendarme pontificio leggermente ferito da una scheggia alla mano”.


I danni provocati dalla bomba caduta vicino al Governatorato.

9 novembre 1943

Osservatore Romano

Nella zona colpita fin da sabato sono iniziati i lavori per lo sgombero dei rottami di vetri e mobili, per rimuovere le suppellettili e per stabilire il piano di restauro agli edifici che hanno maggiormente sofferto. Fra questi è la scuola del mosaico, dove una bomba ha colpito in pieno la sala delle scaffalature degli smalti. Nel palazzo del governatore, oltre a numerose abrasioni esterne prodotte dalle schegge, sono rimasti letteralmente devastati numerosi ambienti di uffici e varie abitazioni di personalità che in esso hanno stabile dimora. Particolarmente notevoli i danni al primo piano. I vetri della chiesa adiacente al palazzo, di quasi tutte le finestre e della galleria d’onore, sono stati letteralmente polverizzati. Gran parte degli infissi e molte porte sono stati divelti dalla violenza dello schianto. Al pari demolite furono le vetrate della stazione ferroviaria. La stazione radio per cui il pericolo è stato gravissimo, data la sua immediata vicinanza alla zona colpita, subiva fortunatamente soltanto notevoli ripercussioni dello scoppio. Il cardinale presidente della pontificia commissione, l’Eminentissimo Nicola Canale, che personalmente fu sul posto a dare le opportune disposizioni per affrettare il più possibile la normale ripresa di tutti i servizi, ha ricevuto speciali attestazioni da parte di cittadini e di personalità sia per lo scampato pericolo, essendo una bomba caduta nelle immediate vicinanze della palazzina del cardinale presidente, sia per lo svolgimento dell’opera di soccorso. La basilica vaticana, dopo le più urgenti provvidenze ordinate dal segretario dell’eminentissima Fabbrica, è stata ieri mattina riaperta al pubblico. Numerosis­simi sono i vetri dei grandi finestroni, specie nell’abside, che hanno subito danni assai sensibili. Particolarmente dolorosi quelli sofferti dai vetri originali del Bernini, nella “Gloria” della cattedra. Tutte le comunicazioni delle radio estere hanno dato notizia dell’incursione aerea, unanimemente deprecando l’accaduto.

9 novembre 1943

Risposta del Generale americano Eisenhower

Il delegato apostolico a Washington riferisce al cardinal Maglione la risposta degli Usa. Il Generale Eisenhower esclude senz’altro che vi fossero aeroplani alleati sopra Roma sera 5 novembre. Riferisce che 6 aerei leggeri da bombardamento lanciarono bombe su Castelnuovo di Porto a 28 km nord Roma fra le 7.20 e 8.25 pomeridiane. Un pilota disse avere veduto scoppiare in Roma. Capitale era chiaramente visibile. Un settimo apparecchio gettò bombe presso Arce, 29 km sud-Est di Frosinone alle 8.01 pomeridiane: visibilità era scarsa. Inoltre vi erano altri due apparecchi in missione ma nessuno lanciò bombe entro un raggio di 40 miglia da Roma. Suddetto Generale aggiunge nel suo rapporto che Radio Berlino predisse alcuni giorni or sono un bombardamento di Roma da parte degli Alleati. Aeroplano tedesco ha bombardato Napoli stessa sera.

Un articolo di stampa estera, oltre a riportare integralmente il report del Dipartimento di Stato Usa, segnala una reazione di fonte neutrale svizzera “secondo la quale i belligeranti si accusano a vicenda l’uno con l’altro del raid”, ma “seguendo il detto latino secondo il quale il colpevole va cercato tra chi trae beneficio dal fatto: l’Inghilterra non avrebbe alcun vantaggio dal tirare bombe sul Vaticano, anzi avrebbe un effetto opposto. La circostanza che le bombe siano di fabbricazione inglese (come sostenuto dai tedeschi) non è una prova sufficiente”. Un piccolo trafiletto riferisce infine di un dispaccio della German Transocean Agency secondo la quale “a breve il Governo tedesco fornirà le prove alle autorità vaticane del fatto che il raid è stato compiuto da aeroplani inglesi e americani impegnati in attacchi contro un altro obiettivo”. Dunque per errore.

9 novembre 1943

Corriere della Sera

L’articolo espone tutte le teorie politiche per le quali l’attacco sarebbe stato effettuato dagli Alleati.

9 novembre 1943

Corriere della Sera

In questo secondo articolo c’è un riferimento al bombardamento di Trastevere di ottobre 1943. “Una riprova della malafede inglese, e di come Londra si serva di ogni mezzo per cercare un alibi o almeno per creare della confusione, è data dalla notizia, falsissima, trasmessa dal corrispondente speciale della Reuter, Reginald Lampford, e che è stata oggi ripresa dal giornale svizzero Neue Zurcher Zeitung. Secondo tale notizia, verso la metà di settembre, ed alla fine di ottobre, velivoli sconosciuti effettuarono un’incursione notturna su Roma, che venne messa a tacere dalla propaganda germanica. Le bombe lanciate sulla capitale cascarono nelle immediate vicinanze della Città del Vaticano. Durante la prima incursione che si svolse con pessime condizioni di visibilità, le quali vietavano di osservare qualsiasi obiettivo, due bombe cascarono nella via Aurelia, non lontano dal territorio del Vaticano. La seconda incursione, che fu la più importante, ebbe luogo il 21 ottobre. Otto grosse bombe colpirono il rione di Trastevere a circa 1500 metri dal Vaticano e cioè nelle vicinanze del Ministero dell’Educazione nazionale. Due grandi immobili e due ville vennero gravemente danneggiati. Il giornale aggiunge che questa seconda incursione fece probabilmente un grande numero di vittime, poiché l’allarme venne dato quando i velivoli si trovavano già da diverso tempo sulla città. Non occorre aggiungere che nessuno, a Roma e in Italia, può ricordare delle suddette incursioni aeree: per la buona ragione che esse non ci sono mai state. Bombe in Trastevere? I trasteverini, famosi per la loro arguzia, potrebbero dare ai calunniatori la meritata risposta”.

Del bombardamento però parla il libro “La cittadella sul Gianicolo di Giovanni Antonazzi e l’episodio è citato nei carteggi tra Segreteria di Stato vaticana e tedeschi.

Nell’articolo del Corriere, alla fine, con il titolo: “Il responso dei tecnici: bombe di marca inglese” si legge: “Da fonte vaticana, riferisce il D.N.B., si comunica che dall’esame delle schegge delle bombe lanciate sulla Città del Vaticano nella sera del 5 novembre, effettuato dal dirigente dei servizi tecnici del Vaticano ing. Galeazzi e da due specialisti della Direzione dell’artiglieria di Roma, risulta trattarsi di bombe inglesi di piccolo calibro”.


Curiosi intorno ad uno dei crateri lasciati dall’esplosione delle bombe.

10 novembre 1943

Corriere della Sera

L’articolo riporta l’individuazione delle bombe come di provenienza inglese e aggiunge particolari sui danni subiti dalla Città del Vaticano: “Una grande finestra dell’abside della Basilica di San Pietro è stata parzialmente distrutta. Ben 15 schegge hanno colpito questa preziosa opera del Bellini (Bernini, ndr). Inoltre lo spostamento di aria provocato da una bomba che frantumava le finestre del tamburo della cupola, danneggiava anche la Cappella dei Sacramenti. La bomba caduta nelle vicinanze del palazzo del Governatore non soltanto ha danneggiato la camera di lavoro del card. Canale e del vice-segretario di Stato mons. Tardini, ma ha arrecato danni anche alle cantine degli Uffici annonari della Città del Vaticano, ove si trovavano vini e alcolici contenuti in recipienti di vetro, che sono andati in frantumi. Nella fabbrica dei mosaici, quello famoso del Buon Pastore è stato completamente sfigurato dalla schegge e ne sono stati altresì distrutti molti altri che erano pronti per essere applicati. Tra essi era anche il celebre mosaico della Madonna della Seggiola, di Raffaello”.

10 novembre 1943

Richiesta di chiarimenti su congratulazioni di Stalin

Il cardinal Maglione chiede al delegato apostolico a Washington, Cicognani, di raccogliere informazioni sulla voce – di fonte tedesca e pubblicata da diversi giornali italiani – secondo la quale “Stalin avrebbe telegrafato a Churchill congratulandosi per bombardamento Città del Vaticano” e “arcivescovo Spellman avrebbe fatto pervenire presidente Roosevelt un telegramma per manifestare suo rammarico”.

10 novembre 1943

Risposta dell’Ambasciata della Germania

L’Ambasciata tedesca, a nome del governo del Reich, si onora di rispondere nel modo seguente alla nota del 6 novembre della Segreteria di Stato di Sua Santità riguardante il lancio di bombe nell’area del Vaticano:

1. Il governo del Reich ha sempre ribadito, da ultimo con la dichiarazione pubblicata sull’Osservatore Romano del 30 ottobre, che la Germania ha sempre rispettato e intende rispettare in futuro la sovranità e l’integrità dello Stato Vaticano. Questo atteggiamento riguarda tutta la Wehrmacht tedesca ed è stato rigorosamente osservato nell’occupazione di Roma, come lo stesso Vaticano ha confermato pubblicamente nella dichiarazione.

2. Dopo l’annuncio del bombardamento serale contro la Città del Vaticano, il 6 novembre l’ambasciatore tedesco ha espresso l’indignazione tedesca per questo attacco ad opera dell’Air Force anglo-americana, stigmatizzando i tentativi della propaganda inglese e americana di attribuire o associare l’attentato alla Germania.

3 Il governo del Reich è grato di avere l’opportunità, offertagli con la nota del 6 novembre, di far conoscere alla Segreteria di Stato di Sua Santità in modo autentico le proprie constatazioni.

Secondo i rapporti dei posti di comando dell’Aviazione tedesca il 5 novembre intorno alle ore 20 sono stati localizzati con certezza aerei nemici, sia da caccia notturna che con funzioni di disturbo nello spazio aereo in questione. Alle 20.15, cioè cinque minuti dopo l’attacco al Vaticano, aerei anglosassoni hanno sganciato bombe a circa 40 km a Nord-Nord Est di Roma. In questo stesso lasso di tempo non c’erano aerei tedeschi a sud della linea Ancona-Livorno. Maggiori chiarimenti su tipo e origine delle bombe potrebbero aversi se fosse concesso agli esperti della Luftwaffe tedesca di svolgere più precise indagini sul posto.

4 Dunque il bombardamento del Vaticano è stato effettuato dalle forze aeree angloamericane. Da parte tedesca non è possibile accertare se si tratti di un attacco mirato, di una reazione contro una zona illuminata o di un lancio casuale. Propendiamo per un attacco programmato, che sarebbe simile a quelli intenzionali portati, ad esempio, contro la cattedrale di Colonia che in nessun caso può essere confusa con fabbriche o simili edifici.

5 Il governo del Reich considera gli attacchi contro i monumenti e i beni culturali una barbarie detestabile. Che le Aviazioni inglese ed americana, dopo la distruzione di così tanti monumenti insostituibili e tesori d’arte sia in Germania che in Italia, non arretrino davanti a nulla in questo campo è ormai indubitabile alla luce dei precedenti.

10 novembre 1943

Dal libro Bombardare Roma di Umberto Gentiloni Silveri e Maddalena Carli

Sir Osborne scrive un telegramma al Foreign Office: Il Vaticano sta di nuovo soffrendo di uno dei suoi ricorrenti attacchi d’ansia e si è rifiutato di spedire i miei telegrammi nn. 414 e 415 attraverso la Radio Vaticana. Secondo una locale scuola di pensiero, l’intento di bombardare la Città del Vaticano era quello di distruggere la stazione radio, il cui uso per inoltrare messaggi da parte dei diplomatici potrebbe provocare un altro attacco.

11 novembre 1943

Risposta del delegato apostolico a Washington al cardinal Maglione

Il delegato Cicognani comunica che “questa Ambasciata britannica ritiene falso che Stalin abbia telegrafato a Churchill congratulandosi per il bombardamento”.

13 novembre 1943

L’incaricato d’affari americano Tittmann riferisce al cardinal Maglione del rapporto del Generale Eisenhower riguardo il bombardamento del Vaticano

Tittmann riporta al Vaticano il testo del dispaccio diffuso in data 9 novembre 1943 dal Dipartimento di Stato Usa, nel quale si cita la risposta del Generale Eisenhower “che stabilisce oltre ogni dubbio che l’aereo dell’attacco non era un velivolo degli Alleati”. Eisenhower precisa che gli unici aerei impegnati nelle vicinanze di Roma nella notte del 5 novembre erano due Mosquito e sette bombardieri leggeri Boston. Questi ultimi erano impegnati in ricognizioni armate sulle strade a Nord e a Sud di Roma tra le 7.20 e le 8.25 pomeridiane. Alle 8.07 dall’equipaggio di uno di questi velivoli sono state viste bombe cadere su Roma, la visibilità era ottima e non c’erano nuvole. Le uniche bombe sganciate dagli aerei americani sono state: ad opera di sei Boston su Castelnuovo di Porto, 28 km a Nord di Roma; mentre il settimo Boston, avendo avuto problemi al motore, ha bombardato una strada nelle vicinanze di Arce, 112 km a Sud-Est di Roma. I due Mosquito non hanno non hanno sganciato bombe dentro le 40 miglia da Roma. Nello stesso report, il Generale Eisenhower ricordava invece che “qualche giorno prima una trasmissione radio di Berlino aveva predetto un imminente bombardamento degli Alleati su Roma” e segnalava come velivoli tedeschi avessero bombardato Napoli la stessa notte del bombardamento sulla Città del Vaticano.

14 novembre 1943

Hitler vuole sapere

Da una nota di monsignor Montini si apprende che la mattina del 5 novembre Ribbentrop aveva richiesto alla polizia fascista “di riattivare il controllo telefonico su ambienti e nominativi vaticani”. Si legge, inoltre, che “la Cancelleria del Fuhrer telefonava dopo circa due sere a Via Conte Verde (Ambasciata di Germania) per sapere che cosa si pensava negli ambienti vaticani circa l’incursione”, ma “non è stato possibile ai telefoni fare una relazione per mancanza di materiale”.

15 novembre 1943

La risposta inglese al cardinal Maglione

Sir Osborne riferisce del telegramma che ha ricevuto dal Segretario di Stato agli Affari esteri della Gran Bretagna in merito alle richieste di chiarimento del Vaticano e dopo consulto con il Quartier generale delle Forze Alleate. Premesso che “è manifestamente impossibile stabilire oltre ogni dubbio la caduta di bombe da aerei che prendono parte ad operazioni notturne”, gli inglesi confermano di aver indagato sulle operazioni in corso nella notte tra il 5 e il 6 novembre 1943, dove “tutti gli equipaggi hanno seguito le istruzioni e non hanno bombardato Città del Vaticano”. Si ricorda anche la precisazione già fatta dal Generale Eisenhower in merito ai due Mosquito e ai sette Boston in azione intorno Roma (Castelnuovo di Porto e Arce).

16 novembre 1943

Lettera del cardinal Maglione al delegato apostolico a Washington

Il Vaticano ringrazia gli Stati Uniti per le precisazioni ma “poichè competenti organi vaticani stanno cercando con ogni diligenza di far luce su deplorevole accaduto, sarebbe utile che fosse nuovamente e minutamente interrogato quel pilota che, la sera del 5 corrente, vide – come ha asserito – scoppiar bombe in Roma. Sembrerebbe altresì opportuno che fossero diligentemente interrogati gli altri piloti che presero parte a quello stesso volo”. Il cardinal Maglione prosegue: “Tecnici che qui hanno esaminato frammenti proiettili non sono giunti ancora a conclusioni definitive. Le bombe erano del peso di 100-150 kg, ad alto esplosivo, a scoppio immediato, che producono piccoli crateri ma hanno larga azione in superficie”.

In una nota degli Actes si aggiunge: “Tardini il 15 novembre aveva incontrato l’ingegnere Galeazzi che gli aveva riportato le conclusioni dei dieci specialisti che avevano esaminato i frammenti delle bombe. Altre osservazioni furono comunicate più tardi dal maresciallo Baistrocchi. Il responso fu che non era facile accertare se la fabbricazione fosse inglese, tedesca o italiana. Ma anche se ciò fosse stato possibile, non avrebbe potuto far escludere l’utilizzo di bombe provenienti da forze nemiche per attribuirgli l’attentato. Ma già a Roma la voce corrente accusava i fascisti e in particolare Farinacci”. Si aggiunge che “a Roma i fascisti avevano accusato gli Alleati e calcato la mano sull’indignazione, senza però persuadere nessuno”. Infine si segnala “che il 9 novembre il conte Dalla Torre aveva riferito al cardinal Maglione che si diceva che l’organizzatore fosse stato Farinacci e che l’aereo fosse partito da un campo di aviazione nelle vicinanze di Viterbo”.

16 novembre 1943

Lettera della Segreteria di Stato del Vaticano all’Ambasciata di Germania

In merito all’indagine per chiarire le responsabilità dell’attacco, la Segreteria di Stato pone all’Ambasciata tedesca alcune “preghiere”. La prima di sapere quali accertamenti siano stati fatti per individuare l’aeroplano protagonista del raid; la seconda di sapere i risultati dell’inchiesta svolta dai competenti comandi tedeschi in occasione di un precedente episodio (“secondo le affermazioni dei tecnici che li hanno esaminati, i frammenti delle bombe raccolti nella Città del Vaticano sembrano appartenere allo stesso tipo di bombe che un aeroplano sconosciuto, dopo aver anch’esso sorvolato a lungo la città di Roma, gettò nel quartiere di Trastevere la notte del 20 ottobre u.s.”). La terza, infine, di ricordare agli aviatori della Luftwaffe il divieto di sorvolo del Vaticano.

[ Tardini cita nuovamente qui l’episodio del bombardamento di Trastevere del quale non sono stati trovati riscontri documentali né testimonianze nel Rione ]

16 novembre 1943

Lettera della Segreteria di Stato del Vaticano alla Legazione della Gran Bretagna

La Segreteria di Stato chiede “esplicita e formale” assicurazione sul fatto che “le superiori autorità militari hanno dato ordine a tutti e singoli gli aviatori di astenersi, per l’avvenire, dal sorvolare il territorio dello Stato della Città del Vaticano”. E aggiunge: “Tale esplicita assicurazione, che la Santa Sede domanda a tutt’e due le parti belligeranti, non soltanto è in armonia con le disposizioni del diritto internazionale e del Trattato Lateranense, ma rappresenta altresì il messo più sicuro per tranquillizzare il mondo cattolico e civile. È ovvio, infatti, che se nessun aereo sorvolerà più la Città del Vaticano sarà evitata la possibilità che cadano bombe, anche casualmente, su un territorio così sacro e ricco dei più insigni monumenti di arte e di fede”.

30 novembre 1943

Risposta dell’Ambasciata di Germania alla Segreteria di Stato del Vaticano

Risultato dell’inchiesta tedesca sul bombardamento del Vaticano. L’ambasciata tedesca presso la Santa Sede si onora di confermare la ricevuta della nota verbale della Segreteria di Stato di Sua Santità del 16 novembre e si permette di osservare quanto segue:

1. L’aviazione tedesca non ha potuto determinare il tipo di velivolo che ha incrociato sulla Città del Vaticano la sera del 5 novembre sganciando delle bombe poco dopo le 8 di sera. L’aviazione tedesca non aveva propri aerei presenti sull’area di Roma in quel momento. Viceversa, il nemico ha ammesso alla radio la presenza di propri aerei impegnati in azioni di disturbo nella notte tra il 5 e il 6 novembre 1943.
2 Non è stato possibile finora stabilire con certezza il tipo e l’origine degli ordigni sganciati nelle vicinanze del Vaticano il 20 ottobre 1943. L’analisi è ancora in corso. Essa potrebbe essere facilitata se anche i resti delle bombe sganciate il 5 novembre venissero analizzate congiuntamente da esperti vaticani e tedeschi.
3 La Luftwaffe ha diramato un chiaro divieto di sorvolo della Città del Vaticano.

 

1 marzo 1944 – Secondo bombardamento

Il secondo bombardamento del Vaticano è avvenuto intorno alle 20 del primo marzo 1944 vicino a Porta Cavalleggeri, anche in questa occasione ad opera di un velivolo apparentemente isolato (che secondo alcune testimonianze aveva già sorvolato gli impianti della Radio Vaticana qualche sera prima). L’aereo ha sganciato a bassa quota sei bombe cadute subito all’esterno del perimetro del Vaticano, uccidendo un operaio in piazza del Sant’Uffizio (identificato da alcune fonti come Pietro Piergiovanni) e ferendo un religioso agostiniano olandese ospite del collegio di Santa Monica.

Danneggiati il Palazzo del Sant’Uffizio, la sede dell’Oratorio di San Pietro e il Collegio extraterritoriale di Propaganda Fide e dei Padri Agostiniani. Danni anche nel cortile di San Damaso, nella piazza Santa Marta e nella stazione ferroviaria. Secondo alcune versioni – non confermate – vi furono testimoni che videro l’aereo urtare contro un ostacolo, liberarsi frettolosamente del suo micidiale carico e poi schiantarsi al suolo dopo aver colpito con un’ala una casa in via del Gelsomino (provocando una terza vittima, un’anziana donna). Aereo e aviatore deceduto sarebbero stati “rimossi frettolosamente dalle autorità italiane”. La Santa Sede non commentò l’accaduto. In questo caso c’è invece una esplicita ammissione di responsabilità da parte della Raf inglese, che attribuisce l’errore alla scarsa visibilità. In questo caso l’episodio dello schianto in via del Gelsomino non sarebbe mai avvenuto o sarebbe riferibile ad un data diversa.

La religiosa Jessica Lynch nel suo dettagliato diario “Inside Rome with the Germans” pubblicato nel 1945 alla data del 20 febbraio 1944 riporta una notazione particolare: “Attualmente tutte le notti uno strano aereo solitario vola a bassa quota sopra Roma e compiendo dei cerchi sulla Città del Vaticano. Alcuni temono che possa lanciare bombe, in particolare sul Vaticano, e credono che appartenga al gruppo di Farinacci di estremisti fascisti. Si crede inoltre che questo stesso gruppo, e non gli Alleati, siano responsabili dei danni a Castelgandolfo”. E aggiunge: “Credo si tratti più che altro di un gesto dimostrativo, considerato che centinaia di aerei degli Alleati sorvolano ad alta quota la città di giorno, mentre questo volteggia solitario di notte”.

Quanto al bombardamento del primo marzo 1944, dopo aver elencato i danni subiti dal Vaticano Jessica Lynch si domanda: “Tutte queste bombe lanciate vicino al Vaticano sono opera di aerei nazifascisti?” e ricorda che il 2 marzo è il quinto anniversario dell’elezione del Papa.

Questa, invece, la testimonianza di Raffaele Alessandrini sull’Osservatore Romano nel 2011.

Lontani racconti della famiglia di chi scrive, allora residente nella zona, ricordavano l’aereo che portò l’attacco alla stessa ora del precedente, intorno alle 20, e che, nelle sue evoluzioni a bassa quota, dovette urtare su un ostacolo, forse un albero o uno dei contrafforti del Gianicolo, e pur liberandosi frettolosamente del suo carico di bombe non riuscì a riprendere assetto di volo e andò a schiantarsi al suolo dopo aver colpito con un’ala una casa in via del Gelsomino – vi morì un’anziana – giusto dietro la Città del Vaticano. Tanto l’aereo quanto l’aviatore morto furono rimossi frettolosamente.

Di questo secondo bombardamento c’è una postilla in un libro del 1966 di monsignor Giulio Barbetta (1890-1976) – canonico di San Pietro e in seguito vescovo titolare di Faran e presidente del Pontificio Oratorio di San Pietro – dedicato al fondatore dell’Oratorio, cardinale Francesco Borgongini Duca (1884-1954) – “Un cardinale tra li regazzini” (Roma, Città Nuova Editrice).

Monsignor Barbetta riferisce le circostanze del bombardamento all’Oratorio di San Pietro:

A un tratto due o tre fortissimi scoppi ci fecero balzare da tavola, e ci sembrò che una bomba fosse scoppiata nel cortile. Passato il primo momento di paura, scendemmo giù: buio e silenzio. Fuori della porta d’ingresso, invece, si percepiva un certo brusio. Aprimmo il portone e scorgemmo a pochi passi, disteso a terra, un povero viandante, colpito a morte da una scheggia di bomba. Mi affrettai a dargli l’assoluzione e corsi a prendere l’olio santo (…) Chi aveva lanciato quella bomba? Un misterioso (ma non troppo) aeroplano, che già aveva fatto alcune sere prima le prove, in prossimità della Radio Vaticana. Ma ciò che stupì tutti fu il fatto veramente singolare, che il vetro che proteggeva la Madonnina collocata tra il Palazzo del Sant’Uffizio e la porta dell’Oratorio, rimase intatto benché parecchie schegge colpissero il muro intorno intorno, e quasi tutti i vetri del Palazzo andassero in frantumi. Da tutti si gridò allora all’evidente protezione di Maria, che non solo aveva salvato l’Oratorio dalla distruzione e dalla morte, ma aveva voluto dare una prova tangibile del suo patrocinio. La riconoscenza dell’Oratorio e la devozione popolare reclamavano un riconoscimento e fu monsignor Borgongini Duca a farsene promotore.

La “Madonna delle bombe”

Tra il Palazzo del Sant’Uffizio, nell’omonima piazza del Rione Borgo, e l’ingresso al Pontificio Oratorio di San Pietro, un breve tratto di muro racchiuso in un giardino cintato ospita una gentile immagine della Vergine, seduta col Bimbo benedicente alla sua destra entro tendaggi aperti a baldacchino. Questo dipinto a fresco di scuola sette-ottocentesca dai colori delicati e dalla graziosa impostazione, era posto in origine sotto una gran tettoia ricurva su un lato della vicina Porta Cavalleggeri, murata dopo il 1870 poco oltre l’angolo dell’Oratorio; e venne successivamente traslato nel luogo odierno in una nicchia bordata da semplice cornice lignea, dove col titolo “Madonna delle Grazie” fu grandemente venerato sino agli anni della guerra, quando un insolito avvenimento ne mutò il nome e l’aspetto.


Gli angeli con gli scudi “antiaereo” a protezione della Madonna.

Nel bombardamento del primo marzo 1944 le schegge avevano colpito il palazzo, penetrando anche negli appartamenti e mandandone in frantumi quasi tutti i vetri, tranne quello che proteggeva la “Madonna delle Grazie”, rimasta intatta al centro d’una fitta rosa di colpi, ben visibili tutt’intorno all’effigie. A seguito del fatto singolare, e in gratitudine per avere evitato conseguenze peggiori, l’Oratorio di S. Pietro volle abbellire l’immagine sistemandola dentro l’originale incorniciatura di marmo bianco che vediamo tuttora compiuta per munifico intervento del Commedatore Aldo Spinelli il 27 febbraio del 1950. Sopra un’alta base, lo scultore Silvio Silva compose due angeli dalle lunghe tuniche che levano grandi scudi chiodati simili ad ali di ferro, per proteggere la Vergine che è posta sotto la corona del timpano ricurvo. La nuova edicola fu inaugurata dal Cardinale Borgongini Duca, allora monsignore, che ne dettò la sottoposta epigrafe “Ab angelis defensa – Kal. Mart. A.D. MCMXLIV” in memoria dell’evento dal quale l’effigie prese anche il nome di “Madonna delle Bombe”, con cui viene da allora tenuta in grande venerazione.

L’ammissione inglese

7 marzo 1944
[ Dal libro “Bombardare Roma” di Umberto Gentiloni Silveri e Maddalena Carli ]

Sir D. Osborne scrive il telegramma n. 146 dalla Santa Sede al Foreign Office:

La propaganda tedesca ha naturalmente sfruttato al massimo le vittime del raid del 3 marzo, senza menzionare affatto intenzioni o risultati militari. Ha anche abilmente identificato il bombardamento del territorio vaticano del primo marzo con i raid aerei Alleati. Penso tuttavia che non vi sia alcun dubbio sul fatto che l’opinione generale non si lasci ingannare, e comprenda anche gli scopi militari dei raid alleati.

25 marzo 1944
[ Dal libro “Bombardare Roma” di Umberto Gentiloni Silveri e Maddalena Carli ]

Telegramma dai Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti a Chiefs of Staff britannici:

1. Vi ricorderete dell’annuncio radio nemico relativo ad alcune bombe cadute sulla Città del Vaticano durante la notte dell’1/2 marzo. Sebbene non sia stata ricevuta alcuna protesta ufficiale attraverso canali diplomatici, un’attenta indagine locale rivela che, in effetti, un grappolo di bombe è stato lanciato molto vicino al Vaticano da un 205 del gruppo Wellington. Quattro Boston e 32 Wellington stavano operando in sostegno della testa di ponte di Anzio. Le condizioni meteorologiche nell’area dell’obiettivo erano 9/10 di nuvolosità, con sommità di 10.000 piedi e base 3.000 con foschia. A causa della scarsa visibilità, solo 2 Boston e 13 Wellington hanno sganciato delle bombe. Il pilota di un Wellington, trovando l’obiettivo primario oscurato, ha impiegato 12 minuti nella ricerca di quello sostitutivo e ha sganciato due grappoli di bombe dopo avere identificato il Tevere a una curva W. A 4149 Nord-1225 Est, dopo aver notato delle luci 8 miglia a Nord Est, attraverso uno squarcio tra le nuvole, presunte essere quelle della Città del Vaticano. Il primo grappolo di 6 x 250 lb. Gpni è stato sganciato alle 19.55 da 6.000 piedi, contro strada e ponte sul fiume 10 miglia a Sud Ovest del centro di Roma. Il secondo grappolo di 72 x 20 lbs. Frags è stato sganciato dalla stessa altezza alle 19.59, contro un accampamento sulla riva destra del Tevere 16 miglia a Sud Ovest dal centro di Roma.

Sebbene i voli di bombardamento siano stati effettuati in una notte senza luna, e il pilota non distinguesse i punti da colpire, quest’ultimo, insieme al puntatore di bombe, all’operatore radio e al mitragliere, era sicurissimo della posizione dell’aereo rispetto a Roma e alla Città del Vaticano. Tuttavia, una fotografia notturna scattata al momento del primo attacco ritrae il Vaticano e il ponte Vittorio Emanuele, attestando che le bombe sono cadute nell’area vicina alla Città del Vaticano. Il capitano dell’aereo era P/o McAneny, di fede romano-cattolica.

2. Si sta prendendo in considerazione se ammettere apertamente la veridicità dell’accusa nemica in questa occasione, non possa dimostrare la nostra integrità e non possa rafforzare le nostre smentite passate e future.
3. Sono in vigore rigide disposizioni contro il bombardamento della Città del Vaticano o della città di Roma all’interno dei confini chiaramente prescritti, e tutti gli equipaggi sono istruiti di conseguenza.
È tuttavia inevitabile che si verifichino talvolta degli errori in un’area così vicina al campo di battaglia, soprattutto in caso di condizioni meteorologiche avverse. Un incidente del genere di quello messo in risalto da Ax. 288, Ministero dell’Aeronautica del 19 marzo, in relazione al quale è stato risposto al Ministero dell’Aeronautica, deve essere naturalmente esaminato in modo preciso. Ma, considerato il costante flusso di accuse relative ad aerei che violano la neutralità del Vaticano, bombe che cadono a Roma nei pressi degli scali di smistamento ferroviario, monasteri colpiti vicino Frascati etc. non possiamo continuare a occupare il tempo dei comandi operativi, e del rispettivo personale, con inchieste dettagliate su degli incidenti che, nella misura in cui siano identificati, conducono invariabilmente alla conclusione per cui sbagli individuali, o errori risultanti occasionalmente nell’ambito di sfortunate circostanze, non possono essere prevenuti senza imporre restrizioni inaccettabili alle nostre operazioni aeree.
4. Al fine di evitare la necessità di costanti rapporti di questo genere al Foreign Office, si suggerisce che il Foreign Office e il Dipartimento di Stato pubblichino una nota a titolo di guida delle proprie rappresentanze diplomatiche per i casi in cui questi incidenti venissero portati a loro conoscenza, come certamente si verificherà in futuro. Se siete d’accordo, potreste suggerire al Foreign Office i termini generali di una nota del genere. Salvo casi eccezionali, come quello contenuto in Ax. 288, potrebbe anche essere possibile che il Ministero dell’Aeronautica e il Foreign Office si occupino di tali rapporti sulla base delle informazioni spesso a loro disposizione, senza fare riferimento all’Afhq o ai Resident Ministers.