A cura di Lorenzo Grassi
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«Sulla strada di accesso alla Vetreria Faiella in via Ostiense si sono formate diverse buche». Che novità sarebbe? Roma ne è piena. Ma la lettera prosegue: «Nelle buche si incagliano sovente le ruote dei carri, obbligando gli animali adibiti ai traini ad un più grave lavoro, spesso accompagnato a brutali percosse da parte dei conducenti». E conclude: «Interessiamo la S.V. Illustrissima a voler compiacersi disporre che siano eseguite le necessarie riparazioni». Poi l’occhio cade sulla data – quella del 13 maggio 1918 – e scopriamo che la Capitale può “festeggiare” ufficialmente in questi giorni un secolo tondo di buche stradali.


La lettera di segnalazione delle buche spedita il 13 maggio 1918.

La missiva, conservata nell’Archivio storico capitolino, era stata inviata «con riconoscenza ed osservanza» dal Direttore ad honorem della Società romana per la protezione degli animali, Leonardo Hawksley, all’Assessore per le strade della Giunta del Sindaco Colonna. La Vetreria Faiella aveva sede in alcuni grandi capannoni con un’altissima ciminiera a mezzo chilometro da Porta San Paolo, a ridosso della ferrovia per Ostia e poco dopo affiancata dai Mercati Generali. L’area è oggi occupata dai grandi palazzoni cresciuti tra via Pellegrino Matteucci, via Bering e via Francesco Negri.


I capannoni della Vetreria Faiella sulla via Ostiense.

La strada di accesso – a rischio per le buche nel 1918 – era proprio l’attuale via Negri. Percorrendola cento anni dopo, la situazione non sembra cambiata. Avvallamenti, crepe e toppe sono ovunque sull’asfalto.


Lo stato del manto stradale in via Francesco Negri a maggio 2018.

In realtà una differenza c’è: all’epoca, infatti, l’accorata segnalazione dell’influente Società romana per la protezione degli animali trovò rapido ascolto in Campidoglio. Il 15 maggio 1918 l’Assessore per le strade chiedeva agli uffici di «provvedere sollecitamente» e il 27 maggio rispondeva al Direttore Hawksley: «Le riparazioni saranno eseguite quanto prima, essendo già stata data la consegna dei lavori all’appaltatore incaricato». Dunque problema risolto in sole due settimane.


Carretti trainati da cavalli all’inizio del Novecento a Roma.

Le strade di Roma, nei primi anni del Novecento, erano un percorso ad ostacoli per i cavalli. Così la Società romana per la protezione degli animali aveva il suo bel da fare. Il 14 ottobre 1908 parte la segnalazione per «il problematico passaggio dei cavalli in piazza del Pantheon, a causa dell’asfalto viscido»; il 20 marzo 1911 si sollecita al sindaco «che sia disposto lo spandimento di sabbia nel tratto di viale di Villa Umberto I che porta alla Vigna Cartoni per evitare la caduta dei cavalli»; il 17 giugno 1916 la richiesta è «affinchè si ripari il selciato in piazza del Foro Traiano e in via Francesco Crispi, per evitare lo scivolamento degli animali». E ancora il 16 gennaio 1917 si chiede di «provvedere a rinnovare il selciato di via Francesco Crispi».


La carta intestata della Società romana per la protezione degli animali.

La Società romana per la protezione degli animali, riconosciuta come Ente Morale con Regio Decreto del gennaio 1906, godeva dell’Alto Patronato della Regina Madre. Aveva sede in piazza di Spagna 66 ed era presieduta dal marchese Carlo Centurione Scotto, con la vice presidenza della duchessa di Sermoneta. I consiglieri erano l’ambasciatore inglese Sir Rennel Rodd, l’avvocato Carlo Bacco, la principessa von Bulow, la baronessa Gastone Colucci, la principessa Doria Pamphilj, la marchesa Costanza Guiccioli, l’avvocato Camillo Lanza, il commendatore Giorgio B. Page, la signora Giuseppina Plowden, il barone e senatore Giorgio Sonnino e la signora Waldo Story.