A cura di Lorenzo Grassi
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Ricoperti dalla vegetazione, sull’argine del Tevere di fronte a Serpentara, si intravedono i resti della base in cemento di una grande gru. Serviva a mettere in acqua sul lungo rettilineo del fiume, oppure a riportare sulla terraferma, gli agili idrovolanti del vicino scalo “anfibio” del Littorio. Una traccia storica quasi persa alla memoria. Così nessuno si è ricordato che il primo aeroporto di Roma – sorto su una pianura di circa cento ettari accanto alla via Salaria e dopo la caduta del fascismo ribattezzato “Aeroporto dell’Urbe” – il 21 aprile 2018 ha compiuto senza clamori i suoi primi 90 anni di vita.


Mussolini e Balbo in visita alle gru degli idrovolanti durante l’inaugurazione.

Fu inaugurato il 21 aprile 1928, in occasione della ricorrenza del Natale di Roma. Alla cerimonia erano presenti l’allora capo del governo Benito Mussolini – che aveva indicato il nome “Littorio” per il nuovo aeroporto – e il sottosegretario all’Aeronautica, Italo Balbo, futuro trasvolatore atlantico. Lo studio di fattibilità era stato avviato nel 1925 su iniziativa del Conte Giovanni Bonmartini, consigliere delegato della Compagnia nazionale aeronautica. Il preventivo di spesa era di 10 milioni di lire e i lavori iniziarono nel luglio del 1927.


La sfida aereo-auto tra Suster e Nuvolari all’Autodromo del Littorio.

Quello del Littorio fu pensato come aeroporto “misto”, con il decollo degli aeroplani su pista (o anche direttamente dagli hangar) e i due lunghi rettilinei del Tevere – che lì ha una larghezza di circa cento metri – da sfruttare per gli idrovolanti. Tra le curiosità, la costruzione nel 1931 di un circuito automobilistico di oltre 4 km, di cui uno in rettilineo e con una gigantesca parabolica in cemento. L’8 dicembre 1931 fu teatro di un’avvincente sfida tra auto e aereo, nella quale l’Alfa Romeo di Tazio Nuvolari fu sconfitta di un soffio dal Caproni di Vittorio Suster. L’Autodromo del Littorio rimase in attività solo quattro anni.

Una cartolina ricordo dei voli dell’Ala Littoria.

Il 1934 vide la nascita nello scalo sulla Salaria dell’Ala Littoria, prima compagnia di bandiera italiana. Nel 1938-1939 partiranno dall’aeroporto del Littorio voli intercontinentali persino per destinazioni in Africa e in America Latina.

   
Due vedute del monumentale portale d’ingresso sulla via Salaria.

L’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940, segnerà il declino dell’aeroporto. Lo scalo – insieme al vicino Smistamento ferroviario al di là della Salaria – sarà ripetutamente preso di mira dagli Alleati, a partire dal primo bombardamento di Roma del 19 luglio 1943. Dopo la destituzione di Mussolini, cambierà subito nome in “Aeroporto dell’Urbe”.


I crateri delle bombe sganciate dagli Alleati su aeroporto e ferrovia.

Per lo scalo ci fu un breve ritorno di notorietà alla fine del periodo bellico: il 14 aprile 1947 vi decollò il primo volo tricolore dal dopoguerra ad opera delle Linee aeree italiane. In breve tempo, però, fu superato e soppiantato nel traffico commerciale prima da Ciampino e poi da Fiumicino. Nel 1958 fu inaugurata una nuova lapide all’ingresso storico sulla via Salaria, in sostituzione di quella originaria rimasta distrutta durante la guerra. Sormontata dalla sigla CNA (Compagnia nazionale aeronautica), si legge la scritta: “Giovanni Bonmartini e Massimiliano Lancellotti idearono e vollero questo aeroporto-autodromo da Alessandro Parisi con generoso fervore costruito nell’anno MCMXXVIII. Riattivato dopo la completa distruzione per la guerra MCMXL-MCMXLV il ministero della difesa aeronautica in ricordo della lapide distrutta questa pose nell’anno MCMLVIII“.


La lapide riposizionata nel 1958 all’ingresso storico dell’aeroporto.   

Oggi resiste tra piccoli aerei scuola, jet per Vip ed elicotteri. «L’aeroporto dell’Urbe compie 90 anni ma se li porta benissimo e convive senza problemi con la città contemporanea», afferma Roberto Vergari, direttore centrale vigilanza tecnica Enac, che spiega: «Nel 2017 ha registrato 27 mila movimenti aerei ed è un buon modello di Business Aviation e aerotaxi, anche con un effetto di decongestionamento su Ciampino. Di recente hanno investito molto sull’elitrasporto i privati di Esperia. L’Urbe ospita poi i mezzi antincendio della Forestale dei Carabinieri, oltre alle importanti attività della scuola di volo».


L’insegna esterna della nuova Aerostazione dell’Enac.

«Dopo un periodo di relativo abbandono negli ultimi anni sono stati effettuati molti interventi di ammodernamento – aggiunge Vergari – sulla pista, l’eliporto, l’edificio polifunzionale e la nuova aerostazione Enac. Adesso con un investimento di 1,5 mln stiamo mettendo mano al grande hangar in concessione all’Aeroclub di Roma. Resta il nodo della viabilità di accesso, che comunque non ha mai creato problemi di congestione sulla Salaria».


Un piccolo aereo scuola in atterraggio sulla pista dell’Urbe.

«Per il futuro dello scalo era stato ipotizzato un cambio di orientamento della pista, per allungarla e aprire lo scalo ad attività istituzionali come l’accoglienza delle delegazioni straniere – conclude Vergari – ma si sarebbero potuti raggiungere al massimo i 1.400 metri, insufficienti per velivoli più grandi. Ora l’aeroporto è in capo all’Enac, ma non è escluso che si arrivi ad un bando di gara per affidare gestione e sviluppo a qualcuno che garantisca all’Urbe di poter continuare a scrivere la storia».