A cura di Lorenzo Grassi
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Il 18 novembre 1940, ovvero 77 anni fa, Mussolini tenne un discorso a Piazza Venezia al cospetto di tutti i gerarchi provinciali del Partito Nazionale Fascista, chiamati a raccolta nel quinto anniversario delle sanzioni economiche irrogate all’Italia dalla Società delle Nazioni a seguito dell’invasione coloniale dell’Abissinia. In quel discorso Mussolini pronunciò la famosa frase, destinata con tragica ironia ad entrare nel lessico popolare come massimo esempio di “sbruffonaggine”, con la quale proclamava: «Spezzeremo le reni alla Grecia!». Ma in quello stesso discorso, l’allora Capo del Governo aggiunse anche che: «A consacrare la fraternità delle armi italo-germaniche ho chiesto ed ottenuto dal Führer una diretta partecipazione alla battaglia contro la Gran Bretagna con velivoli e sottomarini. Aggiungo subito che la Germania non aveva bisogno del nostro concorso. (…) Ciò nonostante io sono grato al Führer di aver accettato la mia offerta: nulla più del sangue ver­sato in comune o del sacrificio in comune sopportato, rende solidi e duraturi i rapporti fra i popoli quando siano animati da una lealtà assoluta e da una identità di interessi e di ideali».

  
Un manifesto anti-Londra e la cancellazione di una scritta dopo la Liberazione.

L’aiuto bellico nella campagna contro la Gran Bretagna portato dall’Italia fascista fu invero poca cosa. La Regia Aeronautica partecipò alla “Battaglia d’Inghilterra”, nel novembre del 1940, con 170 velivoli abbastanza antiquati del Corpo Aereo Italiano. A causa delle pessime condizioni meteo gli aerei italiani furono impegnati in un numero limitato di missioni e in 17 bombardamenti non provocarono molti danni materiali. L’operazione, però, fu spinta fortemente sul piano mediatico interno. Ma soprattutto la profferta di Mussolini ad Hitler fece infuriare il primo ministro Winston Churchill e diventò uno di quegli episodi che gli inglesi si segnarono per sempre. Così, quando negli anni successivi le bombe iniziarono a cadere sulle città italiane, gli aerei della Raf le fecero precedere o accompagnare da manifestini che ricordavano la sciagurata frase pronunciata da Mussolini il 18 novembre 1940.Due manifestini di propaganda inglese lanciati sulle città italiane.

La risposta del regime fascista fu nuovamente sul piano degli slogan retorici. Il celebre motto “Meglio vivere un giorno da leone che cent’anni da pecora” – inventato da Ignazio Pisciotta, generale dei Bersaglieri nella Grande Guerra, e fatto proprio da Mussolini – fu trasformato nelle scritte sulle pareti dei ricoveri antiaereo in «Meglio vivere un giorno da italiano che cento anni da inglese». Queste scritte, oltre settanta anni dopo, sono ancora leggibili sui muri di alcuni rifugi di Roma.

  
Il motto anti-inglese nei rifugi antiaereo di Ostia e sotto i palazzi della Farnesina.