A cura di Lorenzo Grassi
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Vetri spaccati, nomi consunti e illeggibili, lettere mancanti. È il vergognoso stato di abbandono in cui versa il monumento in memoria delle vittime del bombardamento di San Lorenzo del 19 luglio 1943. Progettato dall’architetto Luca Zevi e inaugurato nel 2003 nel parco sulla via Tiburtina, quel percorso di cristallo rasoterra che porta incisi i nomi dei 1.674 morti accertati del primo raid degli Alleati su Roma non ha mai avuto vita facile. Negli scorsi anni infatti, in più occasioni, le lastre sono rimaste a lungo prive di retroilluminazione, con la memoria dei Caduti lasciata al buio. In quei 70 metri di lastre, inoltre, era stato lasciato uno spazio libero per inserire i nuovi nominativi delle vittime che si sarebbero dovuti e potuti individuare in seguito. Fa rabbia ricordare come non sia stato aggiornato nulla.

Ora, alla vigilia del 74° anniversario del bombardamento, il degrado del monumento ha raggiunto livelli inaccettabili. Molte lastre sono state incrinate e spaccate, quasi tutti i nomi delle vittime – sbiaditi con il passare del tempo – sono praticamente illeggibili e mancano persino lettere e numeri dalla data dell’evento.

«Dimenticare i morti significa ucciderli una seconda volta, negare la speranza che li sosteneva – aveva detto l’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, all’inaugurazione del monumento – per questo la lastra con i nomi rimarrà sempre accesa, a segnare l’impossibilità di dimenticare una ferita profonda e indelebile». Purtroppo le istituzioni sembrano aver dimenticato e queste immagini testimoniano lo stato in cui versa oggi il monumento di San Lorenzo.

   

È giunto il tempo di lanciare un appello dal basso – tra associazioni e residenti del quartiere – per sollecitare un urgente restauro dell’opera e far ripartire nel contempo anche le ricerche per l’individuazione di ulteriori nomi delle vittime.

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