A cura di Lorenzo Grassi
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Nel fitto del bosco di Villa Ada a Roma, in prossimità del muro perimetrale sulla via Salaria (non lontano dall’ex Villa Reale dei Savoia, ora sede dell’Ambasciata d’Egitto), c’è una stele in marmo squadrato in due pezzi con la scritta:

SERG. MAGG. PILOTA
TOMMASI FRANCESCO
20 APRILE 1942

Da ricerche d’archivio è risultato che il vero nome del pilota era Giuseppe Tomasi, nato a Trieste il 3 luglio 1915. Maresciallo di terza classe, faceva parte del 51° Stormo Caccia (XX Gruppo – 151a Squadriglia comandata dal Capitano Furio Niclot) con base all’aeroporto di Ciampino. Nel diario giornaliero della 151a Squadriglia – il cui originale è custodito presso l’Ufficio Storico dell’Aeronautica Militare – alla data del 20 aprile 1942, si legge: In un volo di addestramento in formazione, in seguito a collisione con altro apparecchio G.50 pilotato dal Serg.Magg. Di Pauli, il Serg.Magg.Pil. Tomasi Giuseppe è precipitato col suo apparecchio nel Parco di Villa Savoia. Il pilota è deceduto“.

Nel libro “Il lampadario di cristallo” di Enrico d’Assia, figlio della Principessa Mafalda e residente a lungo a Villa Ada, si legge: “Un altro evento venne a turbarci in quei giorni di luglio (sic!); la caduta di un caccia monoposto a Villa Savoia, in un punto non lontano dalla palazzina vicino al muro di cinta sulla via Salaria. Dalla terrazza si scorgevano le fiamme e una densa cortina di fumo oscurò quell’angolo di bosco fitto di lecci. Mi impressionò molto. Il re fece porre un cippo sul luogo della sciagura in memoria del povero aviatore che aveva perso la vita”.

È stato anche rintracciato un testimone diretto dell’incidente aereo: Antonino Gargiulo. L’uomo all’epoca era studente presso il Liceo “Giulio Cesare” di Corso Trieste e vide l’impatto fra i due velivoli mentre avveniva sul cielo sovrastante l’istituto scolastico. Nella lapide in memoria dei Caduti dell’Aeronautica, presente al cimitero monumentale del Verano, è riportato il nome Giuseppe Tomassi (in versione erronea).

Prima dell’incidente a Roma, risulta che Tomasi era stato impegnato nel giugno del 1940 con il 157° Gruppo in Sicilia per missioni su Tunisi. Sono state rintracciate notizie anche sul pilota del secondo velivolo coinvolto nella collisione. Il sergente Bruno Di Pauli, nato a Venezia ma con famiglia residente ad Udine, fu in seguito abbattuto dalla contraerea su Malta mentre era a bordo di un Macchi 202 il 23 luglio 1942. Riuscì a lanciarsi con il paracadute e finito in mare fu poi recuperato da una motolancia inglese e fatto prigioniero. Nel dopoguerra abitava ad Ostia ed è deceduto negli anni duemila.

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